Lascia o raddoppia

Pietro Marengo

Giovedì notte 1959
Notte nera di fulmini.
“Commissario scusi, è arrivata una chiamata”

Brusamolino non ha voglia di uscire, la pioggia cade dura e rimbalza sull’asfalto lucido.
Non è un commissario da strada. A lui piacciono i documenti, i dossier e i faldoni impolverati accatastati nell’archivio.
Anche da piccolo, sua madre doveva insistere per farlo uscire.
“Venanzio, chiudi quei libri, derva la porta e va a giucä con i to amïs. Mett foeura el nas…talpun”
E a testa bassa infastidito usciva.
Ora da adulto evita il più possibile gli spazi aperti.
Non conosce il significato della parola Agorafobia, e se lo conoscesse…sarebbe la stessa cosa.
Non è paura, è poca voglia.
Non è timore atavico, è indolenza.
Non è ansia, ma gioia di stare nel suo ufficio. Con gli oggetti ordinati, le carte apposto, felice di vedere ogni cosa sotto controllo.

“Dove ?”
“In Fiera, agli studi della RAI” risponde tutto eccitato l’agente che spera di incontrare la Campagnoli e con un briciolo di fortuna farsi firmare anche un autografo.
Brusamolino sospira sconfitto e a denti stretti risponde “Andiamo”

La porta è presidiata da un milite con gli occhi pesanti di sonno. Scatta a fatica sull’attenti quando vede il superiore arrivare.
Il camerino è grande. Un lungo tavolo è appoggiato contro la specchiera bordata di lampadine. Sul fondo in penombra, un insieme di oggetti e materiali scenici.
“Dove ?”
“Laggiù nell’angolo”
Tutta l’Italia conosce Aldobrandi, campione in carica di Lascia o raddoppia, speranza per il poveri, illusione per il futuro e grande delusione. Proprio quella sera, arrivato la domanda finale da 5 milioni 120 mila lire aveva detto “Raddoppio” e quelle erano state le sue ultime sole parole, perché dopo la lettura della domanda non aveva più parlato. Muto, bloccato, basito, senza fiato in corpo e senza risposte da dare. Perdendo così il montepremi accumulato.
Ora Aldobrandi è a terra, in una pozza di sangue scuro con un’accetta a sporgere dal voluminoso torace.
“È Aldobrandi quello che…”
“Lo so, conosco, la vedo anch’io la tv” risponde stanco il commissario Brusamolino.
Seduta su una seggiola, una donna minuta, viene tenuta sotto stretta osservazione da uno dei tanti vigili del fuoco presenti nella struttura.
“E quella è sua…”
“Lo so. La moglie Fosca…Isciu, ti ho detto che guardo anch’io il programma”
La signora Fosca tiene la testa bassa, ad osservare la chiazza di sangue ormai prossima alle sue scarpe bianche.
Se il marito era diventato famoso, giovedì dopo giovedì, anche la moglie era conosciuta in tutta Italia. Pierfosca era l’esperta. Quella che dopo averlo accompagnato, puntata dopo puntata, era entrata in cantina per la domanda finale.

Lei alza la testa, le braccia insanguinate molli lungo i fianchi, sembra assorta nei pensieri, sprofondata in un mondo tutto suo. Distante anni luce da quel camerino. E dal marito morto ucciso da un’accurata.
“Perché ?” è l’unica domanda che il commissario stanco riesce a porle.

Lo sguardo di Brusamilino scorre sulla scaffalatura sul fondo. Piena zeppa di oggetti scenici. Rimasugli di qualche sceneggiato RAI, girato proprio in quegli studi.
Tra elmi, corazze, archi ed una serie infinita di costumi, il commissario, intravede un impermeabile stropicciato. Logoro e spunto, e nella mente riascolta la voce bassa e pastosa di Ubaldo Lai, mentre interpretava il mitico tenente Sheridan.
Con un brivido si riscuote dal torpore.

“Come ?” chiede Pierfosca.
“Le chiedo….perché lo ha fatto”
Lei inclina la testa pensosa, poi con voce a sussurro, spiega.
“Gli avevo detto. Corrado, finiamola qui, accontentiamoci, portiamo a casa almeno questi che son sicuri e ci servono. E invece lui NO. Ingolosito dal successo e dalla fama voleva tutto e ancora di più. …..Corrado smettiamola…. E invece alla domanda del presentatore -Lascia o raddoppia- aveva risposto…..Raddoppio”
Il commissario si è appoggiato al tavolo da trucco, schiena agli specchi e si puntella con le braccia per evitare di cadere pesantemente tra le braccia di Morfeo.
“E così ?”
“Corrado era tronfio spavaldo, un rodomonte pronto a scalare montagne. Però la domanda era terribile, insidiosa, particolare. Impossibile da risolvere almeno per noi, e così abbiamo perso tutto”
“E quando siete tornati nel camerino ?”
“Continuava a ripetere a cantilena…Raddoppia…Raddoppia…Raddoppia”
“E lei ?”
Pierfosca osserva la scaffalatura piena di oggetti, e stancamente risponde.
“E io……….ho usato l’ascia”