Angoli

Tamara Timis

Poteva accadere in qualunque momento. Nessuna di loro era mai riuscita a prevedere l’istante preciso della detonazione del padre. Sembrava non dare avviso, come si comportano le calamità naturali. Accadeva e basta. Così tutte le donne di famiglia si erano forgiate a un equilibrismo di nervi tesi, di minaccia costante. Potevano essere riuniti a tavola e lui, con il pretesto di un alone sulla tovaglia, faceva esplodere in aria piatti e bicchieri. Oppure poteva squillare il telefono e la madre intrattenersi a lungo ridendo e bisbigliando, fino a quando non appoggiava la cornetta con un impercettibile tremore della mano, sentendo la presenza alle spalle formare un’ombra severa. Altre volte, tornate da scuola nei giorni in cui non si rientrava al pomeriggio, giocando al piano di sotto, lo vedevano materializzarsi dall’alto della grande scalinata di marmo chiaro. Non risparmiava nessuno, proprio come l’ira di dio che invocava la nonna nella sua recita ossessiva del rosario in latino. Quando la furia dilagava sulla pelle, e Anna e Magda si facevano minime rannicchiandosi a scudo in ogni angolo disponibile, si poteva udire in sottofondo quella litania che invocava l’aiuto di un santo o di un angelo, mentre lui le devastava come terre di nessuno. Rimaneva il mantra della nonna, dopo, a risuonare nel silenzio terminale, come il ronzio ostinato e penoso della mosca che inutilmente cerca di trapassare l’invisibile barriera di un vetro.
Anche quella sera il padre era sceso dalle scale, con i suoi lampi feroci nello sguardo, anche quella sera le sue spalle larghe avevano formato l’ombra spessa dentro cui una di loro sarebbe rimasta intrappolata. Niente di nuovo. Ma quando il braccio afferrò la chioma riccia di Anna, con uno strattone al collo, mutilando con pochi colpi netti di forbice quella nube soffice, Magda la vide così bella nella sua nuova forma di donna appena accennata, così esposta, così luminosa, che la rivelazione le sembrò quasi un affronto, una provocazione da non credere. Le parve così all’improvviso di comprendere la ragione del turbamento del padre, la traiettoria della sua follia, e vide la sua vulnerabilità brillargli fra le mani, con le lame puntate in direzione del volto della sorella, e gli vide negli occhi che si era scoperto vecchio, inutile. Ed ebbe paura, e la paura formò un’altra ombra più scura di quella del padre, e quando questa fu enorme iniziò ad assomigliare alla rabbia, e, invece di scavarsi il solito rifugio, Magda prese la rincorsa e affondò la testa nello stomaco del padre, con tutta la forza che aveva, concentrata nel nucleo del suo esile groviglio di nervi e disperazione. Un attimo di immobilità, poi lui la obbligò ad alzare lo sguardo sul suo. La forbice perforò l’occhio sinistro. Quell’occhio le sarebbe stato colpito ancora e ancora nel corso della vita. In saecula saeculorum, avrebbe recitato la nonna, se solo fosse sopravvissuta a quell’ultimo spavento.