Come nasce la sfiga

Lucia Ceriotti

Non che dubitassi di poter avere anche io, come tutti, la mia dose di fortuna a questo mondo. Il fatto è che di calcio proprio non me ne intendevo e, per quanto potessi contare sul culo del principiante, ero certa che la sorte andasse un po’ aiutata. Così, ricordandomi di un lontano viaggio in Brasile quando ancora la mia vita non era un susseguirsi di catastrofi annunciate da buste di quel tipico verde-minaccia degli atti giudiziari, misi in piedi un cerimoniale propiziatorio che mi aveva rivelato a Salvador una mae dos santos. Davanti allo specchio indossando un abito giallo oro e portando al collo l’amuleto contro la sfortuna, salutai la dea Oxùm col saluto Ora Yeyè pronunciato tre volte. Poi uscii di casa e andai al tabaccaio più vicino, cercando di nascondere come meglio potevo l’incongruenza dell’abito troppo sgargiante nella giornata invernale e sfregandomi ripetutamente il ciondolo tra le dita.
Giovanni scoppiò a ridere quando entrai: Ma come te s’è cunsciada incoo? L’è minga Carneval!
– Oggi vinco al Totocalcio! Metti qui una schedina!
– Ma guarda che il campiunat l’è quel d’Italia, minga quel del Brasil- e mi rifila una scheda azzurra pena di nomi di città e di cerchiolini con su scritto 1 2 X.
– At se’ bona, almen? Ve chi che te fo ved, donca. Io mi avvicino, mi tolgo il cappotto e il ciondolo mi cade su Milan-Verona, un po’ spostato sul Verona.
– Qui metti due.
– Chi le l’è tuta mata. El Verona el poda minga venc contra el Milan!
– Metti due, ti dico. Non vedi che la figa mi è caduta sul Verona?
– De’, ma sa set a dre dì?
– Sì, la figa, il ciondolo di legno a forma di pugno. Si chiama così. E’ un portafortuna lo ha regalato una maga a Salvador de Bahia. Lo metti al collo e lo lasci oscillare. Il punto in cui si ferma è il luogo della fortuna.

Un 13 e un 12. Roba da non credere, non riuscivo a capacitarmi. – Pinaaa!, mi aveva urlato Giovanni un giorno che ero passata davanti al negozio, – ma t’la set che t’è venciu un sac de danée? Culatona, ti e la to’ figa.
– E adesso cosa devo fare?
– Va a pià la figa e portam la matris che te do’ i dané.
La matrice, certo. Ma dove l’avevo messa? Fammi pensare… Ah, sì, nel taschino del vestito giallo, insieme alla figa, nel cesto della biancheria. Quello che avevo visto in mano alla Marina ieri, quando stava infilando il bucato nella lavasciuga. Lavaggio 60%, centrifuga forte, asciugatura a ciclo caldo.