Dietro al sogno

Maria Basile

Erano solo le sette e mezza e già si annunciava un’altra di quelle torride giornate agostane, col sole spietato che picchiava duro e l’aria pesante, irrespirabile attraverso la mascherina.

Il commissario Ludovisi si chinò sulla sagoma raggomitolata sotto il lenzuolo mentre un infermiere sollevava un lembo della stoffa. Il medico legale stava arrivando, ma lo vedeva anche lui che la ragazza era stata strangolata: i segni sul collo erano inconfondibili.

̶  Che fa, Ludovisi, mi ruba il mestiere? ̶  Il dottor De Petris era arrivato alle sue spalle senza far rumore e ora ripeteva la solita battuta.

̶  Buongiorno, dottore. Macché, aspettavo che la luce della sua scienza m’illuminasse.

Il copione era stato rispettato, De Petris sorrise e cominciò: ̶  Il corpo non sembra essere stato spostato. Non ci sono segni di trascinamento e le macchie ipostatiche confermano che la ragazza è caduta dove l’hanno trovata.

̶  Da quanto tempo è morta?

̶  Direi da tre a quattro ore, il rigor mortis comincia a manifestarsi. Ma potrò essere preciso solo dopo l’autopsia. Invece, non vedo ferite da difesa. Questa povera ragazza conosceva il suo assassino.

̶  Oppure è stata colta di sorpresa…  ̶  Ludovisi rifletteva a voce alta.  ̶  Cosa sappiamo di lei?

Intervenne l’ispettrice Lo Coco. Era al suo primo incarico in quella sede difficile ed era piena di zelo.  ̶  Abbiamo trovato documenti e green pass in quello zainetto. La vittima si chiamava Giulia Raimondi, residente a Mezzacollina ma domiciliata qui in città, in via…

̶  Che ci faceva in città? È presto per gli studenti.

L’ispettrice fece un cenno verso sinistra.  ̶  Chiediamo a quel signore.  ̶  Indicò un uomo anziano che aspettava a una certa distanza, tenendo un cane al guinzaglio.  ̶  È lui che l’ha trovata quando è sceso col cane.

L’uomo aveva gli occhi rossi.  ̶  Lo dovete prendere, quel bastardo! Povera Giulia!

̶  La conosceva?

̶  Lavorava là dietro, al Lunapiena. Faceva i pomeriggi e spesso anche la notte, aveva bisogno di guadagnare prima che ricominciasse l’università, perché quest’anno voleva frequentare, ma senza pesare troppo sui suoi, non hanno tanti soldi. Era una brava ragazza, sa, senza grilli per la testa. Gentile con tutti, anche con Cicciù.  ̶  Sentendo il suo nome, il cane alzò gli occhi a guardarlo, desolato.  ̶  Giulia gli voleva bene. Aveva sistemato fuori dal locale una vaschetta d’acqua con un bel cartello decorato da lei, così i cani potevano bere in queste giornate di caldo insopportabile. All’inizio il padrone non era stato contento, poi molti clienti si erano congratulati per l’iniziativa e lui aveva fatto finta che fosse una sua idea.

̶  A che ora apre il Lunapiena?

̶  Lo troverà aperto, fanno i turni.

Mentre gli infermieri caricavano la barella sull’ambulanza, il cane gli sfuggì e andò ad accucciarvisi sotto. Col muso dava colpetti alla lettiga e guaiva piano.

̶  Non ce la fai a svegliarla, Cicciù. Non la svegli.   ̶  Lo trascinò via a fatica.  ̶  Aveva tanti sogni per questa università. Era meglio se restava al paese.

̶  A proposito,   ̶  il commissario abbassò la voce rivolgendosi all’ispettrice Lo Coco   ̶  telefona alla stazione di Mezzacollina, spiega la situazione e di’ che mandino qualcuno a informare la famiglia. Con tatto. Ci andrei io, ma ci vogliono almeno cinque ore e nel frattempo i ricordi si sgranano e le menzogne si perfezionano.

Al Lunapiena c’era poca gente, d’estate solo qualche turista fa colazione al bar. Il proprietario sapeva già, le cattive notizie viaggiano su circuiti paralleli.

̶  Ieri sera Giulia è andata via verso le tre, prima della chiusura. Era venuto uno a prenderla.

̶  Era il suo ragazzo?

̶  No, era la prima volta che lo vedevo, ma si conoscevano, mi ha chiesto lei il permesso di andar via.  Sembrava contenta. A saperlo!

̶  Lo saprebbe descrivere?

̶  Mah! Uno come tanti… Alto, magro, tutto nero, vestiti, occhiali, codino: un personaggio. Non sembrava il suo tipo. Lei era una ragazza semplice. Non ero tanto convinto quando l’ho assunta, qui ci vogliono ragazze più appariscenti… Però si era rivelata un ottimo elemento: precisa, puntuale. Sapeva come rivolgersi a ciascun cliente, si ricordava i loro gusti. Quando non era di turno ci restavano male. Aveva anche uno che se la filava, mi occupava un tavolo per ore… Ma a lei non piaceva.

̶  Perché?

̶  Ora mi chiede troppo, queste sono confidenze da donne.

Il commissario avrebbe voluto convocarlo per cercare di creare un identikit del ragazzo con il codino, ma l’altro rifiutò, non era in grado di riconoscerlo, non era nemmeno entrato nel locale. Per il suo cliente non c’erano problemi, era un ragazzo della zona.

All’indirizzo indicato, però, non trovarono nessuno; la portinaia, che scoppiava di curiosità, indicò loro la palestra dove  lavorava.

Cosimo, si chiamava. Un nome antico per quel giovane alla moda: rasato, tatuato, palestrato. Anche sconvolto, in quel momento: gli imperscrutabili canali della cronaca di quartiere non lo avevano ancora raggiunto.

̶  Non è possibile, l’ho vista ieri sera…

̶  L’hai anche aspettata e quando è uscita con quell’altro hai perso la testa?

̶  Quale altro? Io sono rientrato verso l’una, stamattina avevo un corso alle nove, non volevo far tardi. Ma Giulia non aveva nessuno, era concentrata sullo studio, voleva fare ricerca…  ̶  Cosimo scuoteva la testa, quei due poliziotti dicevano cose senza senso.

Bisognava controllare i tempi: la madre di Cosimo, colta alla sprovvista, non aveva saputo dire a che ora suo figlio fosse rientrato e aveva cominciato a piangere.

̶  Vediamo se troviamo qualcosa a casa della ragazza.

L’appartamento era modesto, arredato con mobili scompagnati. Giulia l’aveva diviso con due coinquiline.

Per prima incontrarono Arianna, che aprì loro la porta in accappatoio. Si erano appena svegliati, lei e il suo ragazzo, e nonostante la doccia non sembravano ancora in grado di carburare. Dirigendosi verso la camera di Giulia, disse che non erano molto amiche, si conoscevano da poco e avevano orari diversi, lei lavorava in una boutique del centro. La sera prima? Era rimasta in casa a vedere un film, ma lo sguardo languido che scambiò col ragazzo lasciava intuire tutt’altro. Era meglio se chiedevano all’altra pensionante, aggiunse. Era ballerina classica e pure lei era nottambula.

Andò a bussare a una porta e presentò Brigitte. Quando le dissero cos’era accaduto, la ragazza scoppiò in lacrime. È vero, in quelle poche settimane erano diventate amiche, Giulia era una persona eccezionale. Mentre parlava in preda all’emozione, tormentando i lunghi capelli scuri, Arianna irruppe nella stanza come una furia.

̶  Brigitte, hai di nuovo preso i miei occhiali da sole, quelli neri?

̶  Sono là, sul tavolo.

̶  Quando ti deciderai a comprartene un paio tutti tuoi, visto che ti piacciono tanto?   ̶  sibilò, acida.

L’ispettrice Lo Coco borbottò tra sé:   ̶  Occhiali neri?

Spalancò l’armadio e contemplò la nera schiera ordinata,  poi disse soltanto:

̶  Non ti voleva. Per questo l’hai uccisa.

La ragazza sollevò gli occhi pieni di lacrime:  ̶  Mi ha detto: Lasciami perdere, mi piacciono gli uomini. Non ci ho visto più.