GiAllucinazioni

Marco Contardi

Hello! Be Yellow! XOXO. JF

Solo il primo dell’infinita serie di messaggi “grazie” a cui JF mi tiene sveglio da giorni, credo… da quanto non dormo, non so, mi scoppia la testa.
Un nuovo messaggio, è una GIF del Re Giallo che fa il terzo dito dalla cover del libro di Chambers. Un altro messaggio, il video di un’orgia tra Minions e Simpson. Seguono meme simili, buongiornissimi o news di esperimenti cinesi e un’inedita Febbre Gialla.
L’ultima notifica – che non so neanch’io perché apro – è l’ennesimo post in cui mi tagga JF. Tutto giallo. Le sue foto idem, su ogni social che usa per farmi impazzire. Come non fossi già fuso da solo, in quarantena volontaria da troppo. Basta guardare casa mia, una tana buia e fetida, sacchetti di food-delivery vuoti ovunque, gli unici pieni sono posaceneri e cestini. Ma fuori è peggio. Fuori la realtà è più spaventosa. Perciò non esco.
L’ultima volta che ho provato – prima che arrivasse JF – la città era una fogna “non-morta ma viva”. La stessa che mostravano i media. Vertigini, luci e suoni marci, odori e corpi smorti. A malapena riuscii a sbattermi la porta alle spalle, mentre una forza invisibile mi risucchiava in quel Maelstrom giallo, tra untori in maschera e boia in divisa.
Be’, a che a serve uscire? Finché regge internet lo farò anch’io, anche se ridotto a “hikikomori”.

WE ALL LIVE IN A YELLOW SUBMARINE!
ALLARME ROSSO! NO, GIALLO!

Il volume a mille trapana il cervello. È l’ultima opera di JF. Ora un vivace poltergeist domestico controlla PC e TV, e spara al massimo i Beatles e claim complottisti. Mobili e soprammobili ballano a tempo. Mi sa che sto perdendo il contatto con la realtà.
Nulla di nuovo, sono giorni che va avanti così. Un incubo 24/7. Non distinguo più allucinazioni e spam. JF non mi dà tregua, è la mia unica compagnia in lockdown, solo che io non so chi sia.
D’un tratto intravedo qualcosa che non avevo mai visto.
Un’ombra gialla. Non può essere. Mi sciacquo la faccia, due schiaffi… c’è ancora.
Quello spettro dorato è di fronte a me. Ha tablet, tacchi e abito da sera gialli, e il volto di Jessica Fletcher – ma ha anche il corpo di Jessica Rabbit, in più mi fa cenno di seguirlo fuori – quindi esco. In trance. Un caldo torpore m’accarezza dentro, il corpo va da solo, la vista s’annebbia, la mente vola.

Riapro gli occhi sul marciapiede di casa. In un inferno metropolitano: ogni cosa è avvolta da vampe gialle, d’un giallo accecante, soffocante. Non sto sognando, le fiamme intorno a me bruciano davvero.
Sul marciapiede opposto JF, il tablet stretto tra le mani. Con un ghigno sul volto indica il panorama.
Non credo ai miei occhi. Il piazzale della Stazione Centrale era un quadro di Van Gogh in fiamme, e se il giallo è il colore della follia, lo scenario degenera presto. Tutto gira acido, dal cielo piovono meteoriti che fondono l’asfalto.
Quando uno mi sfiora, e distrugge la Mela di Pistoletto vicino a me, scappo nella stazione. Lo spettro di JF è già lì, nell’atrio.
Le sue dita sfiorano il tablet, i monitor della Centrale si animano. Letteralmente, come nella Realtà Aumentata del futuro, i volti noti negli schermi pubblicitari escono, prendendo vita tra glitch giallastri. Influencer e vip vari diventano dei Transformers giganti, col loro faccione robotico sul corpo fatto di TV, antenne e telecomandi.
Si avvicinano ostili. Ognuno nel monitor che gli fa da busto ha un’headline per me (frasi tipo “Sopravvivere non è vivere”, “Viralità = Verità”, “Insieme ce la faremo” ecc).
Sbuffo nervoso, prendo fiato e corro. Dribblo a fatica i robot, in fuga sullo scalone della Centrale.
JF mi attende appollaiata sul lampadario liberty in cima.
Intorno a me appare un’orda di zombie con visori-3D. Dalle scale arrivano anche i Transformers-influencer, al che JF ride, e in pochi touch accende i due megaschermi della stazione.
Su fondo giallo, brillano le parole LIKE o FOLLOW – in un minaccioso capslock. Quelle keyword luccicano anche sui monitor dei robo-vip che s’avvicinano, facendosi largo tra gli zombie.
Tremo, non riesco a muovermi. Sono circondato, i mostri quasi addosso. Devo fare qualcosa. Ma cosa? Arretro finché posso, finché sento le spalle al muro. No, è un chiosco dell’infopoint.
Mi arrampico sul tetto, uno zombie fa lo stesso. Ringhia e mi si lancia contro. L’impatto mi catapulta a terra. Lo zombie sopra di me tenta di azzannarmi, io invece cerco di tenere lontana la sua faccia decomposta dalla mia.
Mi mancano le forze, non riuscirò a evitare i morsi per molto.
Al tappeto, provo un ultimo colpo di reni, scatto di fianco e centro lo zombie con una gomitata. È un attimo, ma basta a levarmelo di dosso. Anzi, rimane giù, in preda alle convulsioni.
Noto che il suo visore 3D s’è rotto nella lotta, poi l’urlo di JF mi ghiaccia. Zombie e Transformers urlano a loro volta. Tutti tranne la creatura a terra.
L’unico mio momento di lucidità presente partorisce un’idea. Sfilo il visore dallo zombie. Le convulsioni si fermano, la creatura torna “normale”, come noi insomma. Arrivano altri nemici però, urge un piano b.
Mi guardo intorno. Ce l’ho!
Salto giù e recupero l’estintore da una colonnina, spruzzando schiuma in faccia agli zombie, per mandare in tilt i visori prima di toglierglieli. Purtroppo, se il piano funziona con loro, non ha effetti sui Transformers.
Schivo il pugno di uno, raccogliendo il martello dimenticato da qualche operaio in giro, ma non evito quello di un altro robot, che m’afferra in una morsa tutt’altro che “social”. Ride intanto che mi stritola e m’avvicina al busto-monitor, nel suo cuore battono i LIKE e FOLLOW – degli ordini.
Sto per cedere, svengo. È la fine…
No! Non avrai il mio Like – un pensiero ribelle – e con la forza della disperazione libero il braccio armato di martello, colpendo lo schermo del robot. Il monitor va in frantumi e il Transformer KO.
Per ora è andata, ma non è finita. Ce ne sono troppi.
Per fortuna intuisco cosa fare quando JF dà un nuovo comando dal tablet, potenziando l’intensità dei due megaschermi. Cambio obiettivo.
Prendo la mira, e lancio il martello contro una delle TV, distruggendola.
JF e le creature gridano di dolore. Troppo tardi: corro a raccogliere il martello e sfascio anche l’altro megaschermo – neanche fossi nello spot “Mac 1984”.
Dopo, il botto finale.

Sotto una pioggia di cristallo, JF e i mostri svaniscono, e tutto torna com’era. Niente vampe né illusioni giallastre. La gente, la Centrale riprende i propri contorni. Riecco il grigio, lo smog, un pusher che mi chiede se va tutto bene… Milano non mi pare così male, tornando a casa – sorprendentemente calmo.
Non c’è più paranoia tra i pensieri, giusto una lucida tranquillità. Una nuova consapevolezza del mondo. La realtà fa paura solo se la fuggi.
Rientro nel mio appartamento, spengo TV e PC rimasti accesi. Più tardi darò una pulita. Il movimento mi ha messo fame, da quanto non mi faccio una pasta?
In cucina, quando accendo il gas, tra le fiammelle mi sembra di scorgere un viso “familiare”.
Sorrido – come no – allora lo smartphone mi avverte di un vocale:

Hello! Be Yellow! XOXO. JF