Il mistero del pescatore

(liberamente ispirato alla canzone Il pescatore di Pierangelo Bertoli)

Bruno Bianco

L’ utilitaria accostò al lato della strada, proprio sotto il cartello che indicava l’inizio del centro abitato. Sotto il sole cocente di mezzogiorno, Mario scese dall’auto e guardò l’incrocio; non riusciva proprio a ricordare se al bivio dovesse andare a destra o a sinistra, però aveva in mente le altre parole del padre: “Dal bivio riuscirai già a vedere la casa bianca con le imposte verdi e un rigoglioso pino marittimo sul davanti”. Mario la riconobbe subito; risalì in macchina e svoltò a sinistra.

Negli occhi l’immagine del padre, coricato sul letto, con un ultimo flebile alito di forza, e le sue parole: “E’ giunto il momento che tu conosca tua madre”. Pensare che durante tutta la vita gli aveva sempre ripetuto: “Tu non devi cercare tua madre, non devi nemmeno mai pensare a lei.”. E Mario aveva obbedito fino in fondo; non aveva mai cercato di scoprire chi fosse sua madre e soprattutto perché 43 anni prima il padre avesse improvvisamente abbandonato la moglie, il suo lavoro di pescatore, il suo paese in riva al mare e si fosse portato via il figlioletto così piccolo. Per tutti questi anni aveva cercato di non pensare a sua madre e quelle poche volte che non vi era riuscito era sempre stato invaso dall’odio, odio verso una donna che sicuramente doveva essersi macchiata di una colpa gravissima, enorme, imperdonabile; perché solo una colpa gravissima, enorme, imperdonabile poteva giustificare la reazione di quel sant’ uomo di suo padre, poteva spiegare perché lei non si fosse più fatta viva. Ma quelle parole del padre sul letto di morte avevano acceso il desiderio di ritrovarla; non certo per affetto, non per la bramosia di trovare la donna dal cui ovulo lui era nato, non per sfogare l’odio represso. Mario voleva soltanto risolvere quello che in cuor suo aveva chiamato per tutta la vita “Il mistero del pescatore”. Sarebbe andato da lei, con educazione e distacco si sarebbe presentato, le avrebbe spiegato chiaramente il motivo della visita, l’avrebbe ascoltata; poi sarebbe risalito sulla sua lussuosa Audi e sarebbe tornato a casa.

Ma adesso era appena arrivato. Respirò profondamente quell’aria intrisa di salsedine, di quel profumo tipico del mare; varcò il piccolo cancello che si presentava sghembo e incastrato sui suoi cardini. Suonò ad un campanello anonimo, senza un etichetta che riportasse il nome del proprietario; dopo una breve attesa il volto di un’ anziana signora dai bianchi capelli apparve ai vetri della finestra. Il suo viso si coprì di un’ espressione stupita, poi la donna lasciò cadere la tendina; un rumore di passi lenti e la porta si aprì.

-Buongiorno. Desidera?-

-Buongiorno signora. Scusi il disturbo, ma avrei bisogno di parlare con lei. Io sono Mario, suo figlio.-

La donna sembrò capire immediatamente quello che lui voleva in quel momento.

-Prego Mario. Si accomodi.-

-Voglio essere chiaro con lei. Da anni ho smesso di considerarla come madre; vedere quanto ha sofferto mio padre mi autorizza a ripudiarla. Mio padre, colui che fu suo marito, è morto tre giorni fa; io però non sono venuto fin qui per comunicarle informazioni che non la riguardano. Il solo motivo per cui sono venuto qua è conoscere nei dettagli quanto è successo; il mio è un semplice desiderio di sapere e qualunque sarà la sua versione dei fatti, io non muterò la mia opinione ed i miei sentimenti nei suoi confronti.-

-Mi pare giusto. Ma prego, si sieda. Partirò dall’ inizio.-

L’anziana donna gli voltò le spalle e prese posto su una delle due sedie che circondavano il tavolo; Mario si sedette di fronte.

-Tutto iniziò una mattina presto; non erano nemmeno le quattro ed era ancora buio. Suo padre stava partendo con il peschereccio e io l’avevo accompagnato fin sulla spiaggia; a quel tempo lei, Mario, era soltanto un bambino di due anni e io e suo padre due giovani sposi che si amavano alla follia.-

Da un cassetto estrasse una vecchia fotografia; lui alto, robusto e abbronzato, lei splendida, di fianco, con un bambino in braccio.

-Mentre osservavo quella barca che si allontanava, pregavo; io pregavo il mio Dio che vigilasse su di lui, su di me, sulla nostra famiglia. Poi due giorni dopo arriva in paese un forestiero; nessuno sapeva chi fosse, perché si trovasse lì, dove fosse diretto.-

Mentre parlava, la donna accennò un timido sorriso.

-Era bello, era quasi bello come suo padre, signor Mario. Quando mi vide per la prima volta, io capii subito che il seguito della storia era già scritto; ci vedevamo qui, in questa casa, con lui che arrivava di notte e andava via prima che sorgesse il sole. E io avevo anche smesso di pregare; giungevano notizie di mare in burrasca e di barche che affondavano, ma io non ero più preoccupata.-

La donna respirò profondamente, mentre Mario la guardava impassibile.

-Poi una mattina, così come era arrivato, il forestiero partì; lo venni a sapere per caso ascoltando il chiacchiericcio delle donne al mercato. Allora mi ritrovai di nuovo sulla spiaggia, a scrutare l’ orizzonte, a pregare il mio Dio, a pensare che non avrei resistito da sola. Il mio Dio ascoltò quelle preghiere e suo padre ritornò; il peschereccio era tutto danneggiato dalla tempesta, suo padre era irriconoscibile in volto, magro e provato dalle fatiche, ma era vivo e questo bastava a me e a lui. Poi passa qualche giorno e nel paese le voci girano; che ingenua io a pensare che nessuno si fosse accorto mai di niente. Le voci crescevano come onde e la mia nave inesorabilmente affondò; quando ormai era stata superata dai dubbi anche la smisurata fiducia che mio marito nutriva nei miei confronti, io capii che non potevo più negare. Mi ricordo distintamente quei momenti. Mi ascoltò in silenzio fino all’ ultimo, seduto lì, proprio dove si trova lei adesso; poi senza pronunciare una parola salì in camera e dopo pochi minuti tornò con una borsa che aveva riempito di indumenti del bambino. Lei, Mario, stava placidamente dormendo nella culla e suo padre con dolcezza la prese in braccio senza nemmeno svegliarla; con quell’ amato fardello uscì da quella porta e da allora io non lo vidi più.-

Indicò la porta e Mario si voltò; gli sembrò quasi di vedere la figura di quell’ uomo che di spalle si allontanava, con una borsa sulla destra e un bimbo in braccio sulla sinistra.

-Io avrei finito. Da adesso ha tutti gli elementi per giudicare.-

-Come le ho detto signora, non sono venuto qua per modificare convinzioni che da anni ho maturato. La ringrazio comunque per avermi raccontato l’intera storia.-

Mario si era alzato e la donna lo accompagnò verso la porta. Quando furono sulla soglia, il desiderio di abbracciare la madre gli sembrò irrefrenabile; si avvicinò a lei fino al punto di poter distintamente riconoscere il colore dei suoi occhi, poi allungò la mano e la donna gliela strinse.

-Grazie ancora e addio.-

Mentre camminava sul sentiero, la porta che si era chiusa alle sue spalle lo fece sobbalzare; si arrestò un attimo e poi riprese il suo passo. Alla finestra il volto della donna apparve dietro la tendina; rimase a fissare l’uomo che si allontanava per il sentiero, poi lasciò cadere la tendina e il mistero del pescatore resto irrisolto come prima.