Il torracchione

Fabio Valente

Il sole è spuntato da poco, le travi sporgenti dalle torri di San Siro si stagliano rosseggianti nel cielo terso di dicembre.
Nel cortile interno del condominio una maman spazza ancheggiando i cocci delle bottiglie di birra rimasti a terra dalla notte precedente. Rimugina sul conto in rosso e sulla caviglia sempre più gonfia. Non sa ancora del figlio al pronto soccorso, lo saprà tra mezz’ora, quando il compagno tornerà dal turno di notte… ma questa è un’altra storia, guardiamo quattro piani più in alto.

Un ragazzo sul balcone, lo sguardo perso nel vuoto. Cento volte ha pensato di farla finita, cento volte ci ha ripensato. Non è ancora oggi il giorno, saliamo ancora, all’ultimo piano del condominio scrostato.

Un vecchio ben vestito, camicia bianca, pantaloni neri. In testa un Homburg appena sgualcito. Sorseggia un caffè nel terrazzino di due metri quadri che si sporge esitante sulla strada. Guarda verso est, il sole è nascosto dal torracchione spuntato come un fungo qualche anno fa. Sotto il cappello, un pensiero fisso ha scavato solchi nel cervello, difficile seguire il corso di quei canyon, passato e futuro ci scorrono e si confondono.

Il vecchio si alza, prende due pacchetti infiocchettati dal tavolo ed esce per strada, come fa tutte le mattine da anni. L’aria è frizzante, la gente allegra per il bel cielo blu. Il vecchio s’incammina a passi lenti verso il sole, lo salutano il macellaio egiziano e la fornaia dai cappelli color rame che ogni mattina lo vedono passare con quel pacchetto in mano. Il regalo per l’amante, pensano. Sorridono. Come mai oggi ne ha due?

Mezz’ora ci vuole con quel passo lento per arrivare al torracchione. Le ragazze alla reception lo salutano, anche loro sorridono alla costanza del vecchio, forse sotto sotto macinano anche un po’ di invidia per l’oggetto della sua devozione. Un giorno lo seguo, voglio vedere a chi porta il regalo, pensa la più giovane delle tre ragazze.

In fondo al corridoio il vecchio spinge una porta frangifiamma che si apre su un scala discendente. Percorre gli scalini con cauzione, una mano al corrimano, l’altra sul nastro dei due pacchetti. In fondo alla scala gira a destra, poi ancora a sinistra, poi un’altra porta, un po’ arrugginita e un’altra rampa di scale che scende. Qui l’atmosfera è meno asettica, ci sono ragnatele, odore di muffa, un posto addormentato, dimenticato sotto il torracchione dal giorno della costruzione.

Il vecchio cava dalla tasca una piccola chiave storta, apre una porticina. Accende la luce, una lampadina ingiallita che pende da un filo nel soffitto. Il vecchio guarda la struttura davanti a sé. Un cubo quasi perfetto,due metri per due. Manca solo lo spigolo in alto a destra. Il vecchio alza uno dei due pacchi e riempie il buco. Osserva la struttura, ora completa. Ogni lato del cubo e’ composto da dieci pacchetti, dieci per dieci per dieci, fanno mille pacchetti. Fanno mille giorni.

Il vecchio risale le scale, saluta con un tocco del cappello le ragazze alla reception, s’incammina verso casa. A metà strada infila il secondo pacco in un cestino dei rifiuti. Arrivato a casa prepara la consueta pasta con pomodoro e olive, sorseggia un bianchetto sul terrazzino, si stende sul letto per la pennichella pomeridiana.

Sono le cinque, il vecchio spegne la televisione e si alza dalla poltrona. Scende in strada, va alla cabina telecom che hanno da poco rimesso all’angolo della via. Pigia per tre volte i tasti. La voce risuona un po’ tremula all’interno della cabina.

“Buonasera. Fate evacuare il torracchione. Tra un’ora viene giù. Non sono un mitomane. Guardate nel cestino di via Tortelli, ci sono mille di quei pacchi sotto il torracchione. Sì, quello. Quello più alto, quello con sopra la Madonnina falsa. Buona serata.”

Il vecchio risale lento il marciapiede e poi le scale, che l’ascensore da due anni è rotto.
Si siede in terrazzino, il sole sta tramontando, la faccia del torracchione è diventata un’unica immensa fiamma. Il vecchio guarda l’orologio. Sorseggia il bianchetto.

Un boato, la polvere, le grida della gente in strada.

Dieci minuti dopo il torracchione non c’è più. Dal terrazzino la madonnina illuminata dagli ultimi raggi del sole, è un punto dorato nel cielo sempre più nero. Il vecchio alza il cappello per salutarla, un gesto ormai dimenticato, poi rientra in casa e accende la televisione per il notiziario delle diciotto.