La zona gialla

Nicoletta Longoni

La farmacia era proprio nel centro storico di Milano: da lì allo scorgere le guglie del Duomo, ci saranno sì e no duecento passi.

L’attività era sempre stata della famiglia Brambilla, gestita dal nonno, poi dal padre ed ora al figlio, il Dottor Angelo Brambilla, persona stimata, professionale, seppur di poche parole e a tratti burbero,  ma puntiglioso e disponibile verso i suoi clienti, assolutamente disponibile, dannatamente disponibile.

Il lavoro ed il suo negozio prima di tutto. Questa regola era prioritaria, nella vita del dottor Angelo.

Ed ecco la pandemia, il Covid, le regole, il distanziamento e tutto lo schifo che questo dannato virus si è portato appresso.

Ed ecco i malati, le cure, le ospedalizzazioni. Ed ecco i morti. Il dottor Brambilla, di morti in famiglia per il Covid, ne conta parecchi. Un fratello, una sorella…. Una moglie.

Non è riuscito a fare nulla per loro, solo salutarli quando, nella prima, maledetta ondata, un’ambulanza glieli ha portati via.

E non sono più tornati, l’hanno lasciato solo. Solo, nella sua bella abitazione milanese, troppo vuota ormai, senza la voce squillante di sua moglie.

Solo, lui ed il suo lavoro, il suo negozio, i suoi farmaci.

Ormai non ha più voglia, la sera, di rientrare a casa, così si ferma sempre più spesso in farmacia e non si tira indietro se qualche cliente chiede una consegna a domicilio.

“Signor Fumagalli, le ho portato le sue medicine” dice al citofono del suo anziano cliente mentre la porta si apre e compare un vecchio tremolante e affannato.

“Signor Fumagalli, quante volte le devo dire di tenere la mascherina su naso e bocca?”

A volte questi anziani sono così irresponsabili, la rabbia cresce perché il dottor Brambilla sa bene cosa porta questo virus, se lo si sottovaluta, ah se lo sa bene!

Così, mentre rimuginando se ne torna verso la sua vuota abitazione, pensa che, tutto sommato, certa gente se la va proprio a cercare: certa gente, se lo merita.

Da qualche mese a questa parte, il farmacista sa di non avere la mente più molto lucida, a volte capisce che non è più come prima. Ma poco importa.

La sua unica missione è liberare dalla terra la gente che non segue le regole, la gente che rincorre il virus, che lo sfida. Oramai, solo questo gli resta, nella vita.

“Da domani la Lombardia ritorna in zona gialla” tuona il notiziario locale, annunciando altre restrizioni in vista dei nuovi contagi.

Il dottor Brambilla, con un moto di stizza, finisce di preparare il rimedio galenico per la signora Bassi.

“Devo fare in fretta, ho poco tempo. il virus incalza” pensa mentre il suono della porta della sua farmacia lo fa sobbalzare.

E’ la signora Bassi, è venuta a ritirare la sua “pozione magica”, come la chiama il dottor Brambilla.

“Signora Bassi! Ma ancora senza mascherina? Ma come glielo devo dire che senza non può entrare, in negozio!”

Il farmacista ora è teso, se ne deve essere accorta anche la signora Bassi che ora sta cercando spasmodicamente la sua mascherina nella borsa.

La indossa finalmente.

“Mi scusi dottor Brambilla. Ah, ha sentito del signor Fumagalli? Ieri sera ha avuto un infarto: è morto.”

Il dottor Brambilla accenna ad una smorfia e porge alla signora Bassi il suo rimedio per il catarro.

“Sono 5 euro e sessanta centesimi. Questa è in omaggio” e porge alla sua cliente una mascherina nuova di zecca. “La indossi: non si può mai sapere cosa ci aspetta, là fuori”

Ora il dottor Brambilla abbozza un sorriso, O è un ghigno? La giornata è finita, può rientrare nella sua triste casa. Anche per oggi, il suo lavoro è stato svolto.