Il primo sì
Francesco Angellotti
Ricordo quando per la prima volta la Ragazza di cui m’ero innamorato mi disse “Sì”.
Per capire la situazione bisognerebbe sapere che sarebbe stata “la prima volta” per entrambi; l’evento a tutti impone uno stacco dalla vita fanciullesca inoltrando nell’adolescenza. Certo l’esperienza arricchisce sempre del modo e della maniera, si diventa maturi rocamboleggiando passioni tratte dallo spunto personale: ma ingenui, la prima volta ha un tocco magico.
Scelto il posto adatto, tempo non aveva limiti circostanziali. Era importante, però, dare all’evento la dimensione utopizzata, seguendo l’immagine dei racconti clandestini adeguati ad una scelta precipua: la dolcezza sentimentale donò sensazione di piacere, inducendo a risposta delicata introducendosi, oltre che nell’Estasi, anche nelle vesti fin a scorgere di non averne più in dosso; contenta d’averli tolti tutti anche a Lei, senza pudore si mostrava senza l’intimo: dire che il frangente è eccitante è un pleonasma, ma l’animo era inesperto.
Non potevo esagerare nei gesti, producendo un istinto di ritrazione che avrebbe rovinato tutto. Ma al tempo stesso sarebbe stato offensivo mostrare d’assorbire la donazione reciproca come un momento qualsiasi. Necessario il giusto stato d’animo, donando quel che sembrava opportuno senza straripare con impulsi esagerati. La riflessione concettuale avrebbe richiesto talmente tanta concentrazione, che da Pargoli lanciati alla scoperta dell’Amore ci districammo nell’avventura istintivamente, senza architetture mentali strane inducenti a scarsa risposta: quasi.
Il comportamento non fu condizionato dall’imperizia di fronte a questi frangenti, ma in effetti fu nostra scelta, in quanto volendoci Bene avremmo potuto tuffarci appassionatamente, scoperto come l’unione fosse la più esaltante meta da conseguire.
In questo, a seconda delle personalità coinvolte, le differenze sono enormi. Ma nella nostra formazione l’Erotismo era esternazione pura, assorbita anche dal comportamento un po’ conformista ma ideato come la realizzazione della parabola idilliaca del sentimento, trovando nella passione il culmine in cui sarebbe avvenuto il passaggio da “piccoli” a “grandi”.
Arrivato al momento conclusivo … mò come si fa? Metti che non ci riesco … leggero e fluido la parte determinante è stata accolta dalla morbidezza provocata da effluvi irrorati dall’eccitazione: iniziato con movimenti tenui quasi chiedendo permesso fin dove sarebbe stato possibile entrare. In poche battute la bellezza inaspettata ha accelerato la ricerca, giunta con ritmo oscillatorio in cui entrambi trovavamo l’armonia, inducendo a scoprire il mistero nascosto in cui la frenetica ondulazione comunicava dimensioni dominanti ancora non percepite. Le concessioni assumevano sempre più l’aspetto di richieste, ma non serviva espressione verbale essendo le pulsazioni comunicate sul filo della sensibilità.
La Maturità molto ha fatto scuola, ma la “prima volta” ha dato caratteristica della “Prima Volta”.