La ragazza dei Navigli
Federico Romagnoli
Lontano lontano
Oltre Milano
Oltre i gasometri
Oltre i manometri
Oltre i chilometri
E i binari dei tram
Lontano, lontano, molto lontano
Oltre l’acqua corrente e l’elettricità
Là voglio arrendermi
In braccio a una musica
Che chiude il discorso delle affinità
Forte petomane
Scritta dal diavolo
In spregio evidente delle civiltà
Giravo nudo sui navigli, spesso intorno alle 3 del mattino, l’ora in cui si dice si possa dialogare con la morte. Mi spogliavo di tutto, e poi mi facevo una passeggiata, lasciandomi intorpidire dall’umidità, dai rimpianti. Poi mi rivestivo e me ne ritornavo a casa, che fosse o caldo o freddo niente importava, lo facevo e basta. Qualcuno mi osservava ridacchiando, altri basiti non mi perdevano d’occhio un solo istante, magari chiamavano la polizia. La pula arrivava e constatava che ero un ispettore capo, alla fine non veniva più nessuno, ero l’ispettore Naked, e basta.
Ho molti ricordi di quelle passeggiate,soprattutto perché non succedeva niente, si rincorrevano suoni, odori, voci lontane e vicine, metafiumi di vita inespressa. Ma una notte, era un Ferragosto, notai qualcosa in acqua, era un corpo che galleggiava. La mia professione impone un occhio particolare per questo tipo di situazioni, come un sesto senso. Mi tuffai immediatamente e raggiunsi il corpo inerte. Era una ragazza, già cianotica, morta. Riuscii con fatica a portarla a riva, e la trascinai lentamente fino al punto dove avevo lasciato i miei vestiti e anche il cellulare. In pochi istanti ci fu un parapiglia generale, urla, schiamazzi e non ebbi bisogno di chiamare la centrale. Arrivarono i colleghi in cinque minuti, l’Ispettore Naked era nudo come un verme, la ragazza morta stecchita e gonfia d’acqua, ma non solo. Era incinta. La ragazza sembrava non avere identità, i colleghi della scientifica non riuscivano a trovare nessuna traccia che portasse al nome della splendida morta. Si perché era veramente bellissima, nonostante la trasfigurazione da bagno, il suo viso e il suo corpo trasudavano bellezza, erotismo, fascino e inquietudine.
Nei giorni seguenti ebbi frequenti incubi a sfondo erotico, insomma tornai all’epoca delle polluzioni notturne e il soggetto era sempre la splendida e misteriosa morta dei Navigli. Scopavamo in tutti i modi, senza requie e senza tabù, e al momento dell’amplesso, sistematicamente come in un macabro rito, mi sbranava a morsi, lacerandomi senza scampo. Mi svegliavo di soprassalto, fradicio di sperma e sudore, e con il dolore reale di quei morsi. I suoi denti si trasformavano velocemente come quelli di un vampiro, e penetravano le mie viscere come io penetravo lei. Un simposio splendido e orribile.
Avevo una frequentazione fissa al tempo, una ragazza che riusciva ad accettare il mio lavoro e le mie particolari passeggiate sui Navigli; avevamo un’intesa sessuale speciale, le nostre scopate non erano mai banali, godevo veramente tanto con lei, Silvie, nata a Parigi, trapiantata a Milano a studiare moda, fotografa freelance per ogni tipo di rivista e sito internet, soprattutto porno. Forse proprio a causa di questa sua attività aveva introiettato dentro di sé una vena erotica straordinaria che scaricava quasi ogni giorno su di me. Ma da quando iniziarono gli incubi non riuscivo più a raggiungere l’orgasmo con Silvie, e questo portò al suo allontanamento. Non ne rimasi particolarmente sconvolto, ero troppo preso da quei sogni che mi avevano ormai completamente sconvolto, e anche la mia vita sessuale era ormai completamente appagata da quelle eiaculazioni notturni, totalizzanti, sconvolgenti.
Mi trasformai in un vero e proprio indagatore dell’incubo, provetto Dylan Dog, volevo capire cosa mi stava succedendo, qualcosa non tornava, era tutto troppo reale, anche le ferite lasciate dai morsi si stavano materializzando. Mi presi un’aspettativa da lavoro, non sarei stato utile, e iniziai a indagare sui miei sogni, attraverso l’ipnosi e anche varie sedute spiritiche, senza ottenere alcun risultato, sola fuffa e soldi buttati, ciarlatani. Una sedicente medium, Madame Cloud, sosteneva di avere stabilito il contatto con la ragazza, che si trattava di una non morta, che voleva un figlio da me per continuare la sua stirpe maledetta, che io ero l’uomo giusto perché angelo e demone allo stesso tempo. Una sera durante la seduta fui preso da un raptus incontenibile, la possedei sul tavolo di lavoro, la scopai per ore, e poi la uccisi. A morsi. Feci sparire tutte le prove, era il mio mestiere, e dimenticai tutto, come se non fosse successo niente.
Una notte decisi di tornare sui Navigli a fare la mia solita passeggiata particolare, l’indomani sarei rientrato a lavoro, avevo ormai abbandonato le mie velleità da indagatore dell’incubo, probabilmente era stato solo il forte stress ad avermi provocato gli incubi che da circa nove mesi non si erano ripresentati. Tutto divenne vortice improvvisamente, quando vidi un corpo galleggiare sull’acqua, nuovamente. Mi tuffai, portai il corpo a riva, lo trascinai al punto dove avevo i vestiti, senza guardare mai la faccia del cadavere. Sapevo bene che faccia avesse. La polizia era già sul posto. Ispettore Naked, la scientifica è riuscita ad identificare il feto. La ragazza era incinta, era la stessa dell’altra volta. Ispettore mi guardi. Era terribilmente bella, avrei voluto possederla li, subito. Ispettore, il feto risulta essere suo figlio.
La luna, la luna degli ululati
Lascia ai poeti della classicità
Laà voglio arrendermi in braccio a una musica
Che chiude il discorso dell’urbanità
Forte petomane
Scritta dal diavolo
In spregio solenne all’umanità
Forse tu non mi amerai
Mi abbraccerai
Ma non mi amerai
(Paolo Conte, Molto lontano)