L’accendino

Antonello Faimali

Giorgio decise di attraversare il parcheggio per andare in stazione a Lambrate. C’era un freddo boia ed era meglio aspettare il treno al coperto.  Quando superò un grosso SUV si trovò di fronte ad una scena inaspettata. Un uomo alto e calvo fissava un corpo sdraiato scompostamente a terra. Il fatto che l’uomo avesse in mano una pistola con silenziatore spaventò Giorgio. Lo spavento divenne terrore quando l’uomo si voltò a guardarlo e iniziò ad alzare il braccio con la pistola. Il gesto non si concluse perché in fronte a quel personaggio apparve un punto rosso, mentre una nuvola si sangue si allargava dalla nuca.

Il corpo non era ancora caduto che Giorgio si sentì afferrare per le spalle e scaraventare all’interno del SUV. Completamente stordito non riuscì a reagire. Riprese in parte il controllo quando il grosso veicolo partì a tutta velocità. Fece appena in tempo a vedere due cose: un splendida ragazza bruna alla guida, vestita con una minigonna ridottissima che lasciava in mostra due gambe da urlo. E pochi istanti dopo un uomo che, fermo davanti alla macchina, puntava una pistola.

“Stai giù!”

All’esclamazione seguì una presa per le spalle ed uno strattone che lo fece finire col viso su quelle splendide cosce. Quindi: sbandata a destra con rumore di vetri infranti e sibilo di pallottole, poi sbandata a sinistra e motore imballato, tonfo di un corpo contro il cofano e il parabrezza, curva in accelerazione e… osservazioni dalla posizione… niente biancheria intima e intenso profumo di donna. 

“Tirati su, mi intralci la guida!”

Un po’ a malincuore Giorgio si rialzò. L’auto stava sfrecciando in vie secondarie che non conosceva.

“Chi sei? Cosa succede? Cosa mi vuoi fare?”

“Questo non è il momento…!”

Il SUV entrò sgommando in un parcheggio e si arrestò. La donna controllò che non ci fossero passanti e scese.

“Non possiamo tenere questa macchina, da troppo nell’occhio. Scendi!”

Giorgio stava riprendendo le sue facoltà.

“Non ho nessuna intenzione di muovermi da qui, tu vai dove vuoi io aspetto le forze dell’ordine.”

Una frazione di secondo dopo la portiera si aprì e  apparve una splendida fanciulla con uno sguardo feroce e una pistola puntata verso la sua fronte.

Giorgio tentò di parlare, ma si zittì quando vide il cambiamento. Lo sguardo da feroce divenne ironico ed un sorrisetto comparve su quelle labbra invitanti, inoltre la pistola cambiò il suo puntamento, spostandosi verso il basso. Fu in quel momento che l’uomo si accorse di avere una potente erezione che si mostrava anche da sotto i pantaloni.

“Con tutta questa adrenalina può succedere.”

“Certo, certo, esci alla svelta!”

Un attimo dopo, trascinato dalla ragazza, Giorgio si trovò in una zona del parcheggio da cui il SUV crivellato di proiettili non si vedeva.

“Cammina con calma e tienimi una mano sul fianco… magari sorridi anche.”

Mentre l’uomo tentava di adeguarsi, la giovane aveva fatto sparire la pistola ed estratto quello che sembrava uno smartphone piuttosto evoluto con il quale pareva volesse scrivere messaggi. Ad un certo momento la ragazza alzò lo sguardo… Una BMW M8 coupe emise un beep e fece lampeggiare gli indicatori di direzione.

“E’ la tua macchina?”

“Non  proprio, ma adesso useremo questa.”

La ragazza guidava con molta attenzione rispettando perfettamente il codice della strada. Grazie all’orario il traffico era ridotto, anche se sull’E35 dovettero superare diversi camion. Usciti dall’autostrada entrarono a Piacenza. Dove raggiunsero un’abitazione in una via laterale  vicino al Po. Una volta dentro Giorgio sbottò.

“Ma chi cavolo sei, cosa succede, cosa hai intenzione di fare?”

La giovane si avvicinò.

“Ricordi l’effetto che ti ha fatto l’adrenalina? Beh, adesso fa lo stesso effetto anche a me!”

Il ragazzo appoggiò le mani su quei fianchi e lentamente le sollevò, facendo scorrere il corto e sottile vestito su quella pelle liscia.

Due ore dopo Giorgio, con il capo appoggiato al pube della ragazza rifece la domanda.

“Chiamami Silvia, sono un killer, anche bravo, fino a ieri quando ho combinato un guaio, dovevo eliminare il tizio a cui ho sparato in fronte.”

“A me è sembrato molto eliminato.”

“Già, il problema è che dovevo eliminarlo prima che lui eliminasse il tipo steso vicino al SUV.”

“Faccio fatica a capire!”

“Vedi nel mondo in cui lavoro io c’è gente che ha la necessità di far scomparire altra gente e quindi paga gente che si occupi della faccenda, ma può succedere che ci sia gente che non vuole che certa gente scompaia e perciò paga gente che elimini chi vuol far scomparire la gente sbagliata… me per esempio.”

Giorgio baciò il pube su cui era appoggiato.

“Dopo il primo gente non ho capito più niente. E comunque io cosa c’entro?”

“La morale è che adesso c’è gente che deve eliminarmi. Personalmente quando ho intrapreso il mestiere mi sono imposta di non coinvolgere innocenti. Hai da accendere?”

A malavoglia il ragazzo riuscì a raggiungere i calzoni ai piedi del letto e a recuperare l’accendino.

“Dupont d’oro, bello.”

“E’ il mio regalo per la laurea.”

Mentre aspirava una boccata di fumo Silvia si immobilizzò. Poi si gettò fuori dal letto.

“Copriti e seguimi, veloce!”

Appena furono approssimativamente vestiti Silvia aprì una finestra e scavalcandola uscì nel cortile, seguita da Giorgio. Mentre si infilavano nel corridoio d’uscita dal cortile udirono il rumore della porta sfondata. Salirono rapidamente in macchina e la ragazza partì in retromarcia. L’auto stava ancora retrocedendo quando dalla porta dell’appartamento uscirono due uomini impugnando la pistola. Rapidissima inversione di marcia, partenza a razzo, alcuni proiettili raggiunsero il baule, ma l’auto riuscì a portarsi fuori tiro. Mentre superava la rotatoria per infilarsi sotto al ponte sul Po, Silvia nello specchietto vide una Porsche Cayenne partire all’inseguimento. A tutta velocità imboccò la strada che conduceva sull’argine. Controllando il retrovisore comprese che gli inseguitori, molto probabilmente, avevano individuato il suo percorso.

Giorgio aggrappato alle maniglie riuscì ad esclamare.

“C’è il Po in piena di qui non si passa.”

“Già!”

L’auto inchiodò al parcheggio della Vittorino.

“Scendi!”

Il giovane aveva ormai capito che con Silvia non si discuteva e si gettò fuori dalla macchina che ripartì sgommando.

Un attimo dopo una Cayenne passò a velocità folle. Trascorsero alcuni secondi e un rumore di lamiere contorte precedette di poco il tonfo di un qualcosa di grosso in acqua. Una serie di spari si  interruppe al suono della sirena della polizia in avvicinamento. 

 Il giorno dopo, tornato fortunosamente alla sua abitazione a Lodi,Giorgio seppe dai telegiornali che alla stazione di Milano Lambrate erano stati rinvenuti tre cadaveri di cui uno era risultato essere un latitante legato alla Ndrangheta, i possibili assassini erano stati arrestati a Piacenza dopo un rocambolesco inseguimento durante il quale una vettura, risultata rubata era finita in Po. Il corpo del conducente non era ancora stato recuperato, ma la piena del fiume rendeva le ricerche problematiche. 

Due mesi dopo il postino consegnò un pacchetto. Apertolo Giorgio trovò un Dupont d’oro e un bigliettino. 

 Scusa ho dimenticato di restituirtelo

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