Li ha picchiati il vento

Andrea Ciresola

La voce non era di uomo, né di donna.

Risolvere questo mistero per trovare l’assassino?

Difficile dire. Sono ragazzi, alla loro età sembrano tutti uguali, viene da dire: ragazze con le palle e ragazzi calze a rete i tacchi a spillo.

Li abbiamo trovati così alla banchina del porto. Lei è bella. Morbidi riccioli scuri le incorniciano il volto irregolare, ma di una grande freschezza, e il suo corpo ha la grazia della gioventù. A voler essere pignoli, forse la bocca può sembrare un po’ dura: ecco sembra che solo lì ci sia la morte, visto che fra le gambe sembrava avere il sesso di un maschio in erezione. 

Lui? Giovane, allampanato. Ha perso una scarpa tacco 12 e il piede è avvolto nella rete della calza come uno sgombro dopo la pesca a strascico. A causa del vento della notte le sue labbra sono screpolate e la mano nelle cosce di lei: ecco, non era il sesso di un uomo, era la mano di lui. E tuttavia una lei irrigidita anche dal piacere. Inarcata. 

Con l’IPhone ancora collegato su ClubHouse.

E quella voce, la sua, né uomo né donna.

«Apri il file Ahmed» dico al mio secondo.

«Mi fai ridere con quei tacchi a spillo…»

«Come ridere? Me li hai fatti mettere tu, per eccitarti…» risponde la voce di Platone 70.

Platone 70… era lui? 

Ci tocca anche questo oggi: interrogare gli smartphone! darbni lbard* ! 

Chi lo poteva sapere, di certo il social per sola voce non aiutava, non si può postare un’immagine, non si può scrivere. 

Ci mancava solo un social per sola voce, darbni lbard!

«Capo, mia figlia mia detto che in ClubHouse si entra solo su invito»

«Tua figlia… E lei che ne sa Ahmed?»

«Dice che ci sono delle room, e di guardare in che stanza erano…»

È un cielo di cristallo quello che copre lo sfondo della moschea e ogni volta che sono davanti a un cadavere, la volta azzurra si frantuma in frammenti di lapislazzuli che ritrovo in mare.

Eppure non mi basta più: ne ho piene le palle di tutto. Di mia moglie, di mio fratello Bilal, delle escort coi denti d’oro e dei giocatori di blackjack, della città, dei giornalisti e dei fotografi. Piene le scatole della tv, dei social e dei curiosi che anche adesso passeggiano con aria innocente, vicini a due  donne che piangono. Ne ho le palle piene di questo occidente che ci ha rubato il cuore e si è portato via i nostri figli facendoli salire su uno smartphone.

«Chi sono quelle due che piangono?» chiedo

«Dicono di essere le madri, capo»

«Abbiamo dei dubbi?»

«Trova che stiamo vivendo in un mondo di certezze?»

Spesso risponde con delle domande, e così ne ho piene le palle anche di Ahmed.

Dal cancello del molo, una sagoma esce dall’ombra e Chakir mi si è parato davanti: è il medico legale, un anatomopatologo. 

Chakir ha preso istintivamente dalla tasca il pacchetto di sigarette e me ne ha data una.

«Ci sarà qualche sorpresa» mi dice.

«In che senso?»

«Oggi niente è più come sembra»

«Se lo dici tu, che sezioni i cadaveri»

Chakir apre i jeans della ragazza e sposta la mano dell’amico fra le sue cosce, una mano che nasconde il pene e tutto il resto che fa di quella ragazza un maschio. E quello che pensavamo maschio, altro non è che una ragazza appena accennata,  con i collant a rete per eccitare il suo “uomo”.

La trasgressione oggi è la normalità, mi dico.

«A proposito capo, la room del social si chiama ORIENT EXPRESS» 

«Adesso è tutto chiaro, sappiamo chi è stato»

«Cosa c’entra un treno?» 

Un’altra domanda… darbni lbard!

«È un libro, Ahmed. è un giallo»

«E allora capo, chi è stato?» 

«Tutti noi Ahmed, tutti noi».

* darbni lbard, imprecazione marocchina traducibile in Mi ha picchiato il vento