Rossana
Claudia Pandolfi
Rossana guardò le lenzuola sporche di sangue. Se ne rimase lì per diversi minuti, rannicchiata contro la testiera del letto, le ginocchia che premevano contro i seni e un pollice in bocca, stretto tra i denti. Non sapeva spiegarsi perché avesse perso tutto quel sangue; non sentiva dolore, se non si considerava la morsa in cui era stretto il suo stomaco. Rossana era ancora nuda; distese le gambe e le allargò, guardandosi alla luce dell’abat-jour. Era sporca di sangue, ma non aveva ferite visibili; si tastò scrupolosamente l’interno delle cosce, l’inguine, i genitali esterni, ma non sentiva alcun dolore ed escluse di avere lividi o tagli. Tornò a fissare l’enorme macchia circolare di colore rosso scuro sul lenzuolo, e intanto si chiese a che punto fosse del suo ciclo mestruale. Sì, ci stava. Un po’ in anticipo, forse. Certo, non aveva mai avuto mestruazioni così abbondanti… Forse era per via della doccia calda che aveva fatto subito dopo, magari le erano venute esattamente in quel momento e il calore aveva dilatato i suoi vasi sanguigni, con il risultato che mentre dormiva aveva perso un fiume di sangue.
Scese dal letto, infilò le pantofole di cortesia per non camminare scalza sulla moquette visibilmente usurata del motel e con la mano pulita spinse la porta che dava sul piccolo bagno. C’erano ancora il tepore e l’umidità rimasti dopo la doccia calda, ma di lui nessuna traccia. Rossana si lavò le mani, poi tornò sulla soglia del bagno per gettare un’occhiata nella stanza da letto. La porta d’ingresso era chiusa. I vestiti e le scarpe di lui erano spariti. Chiaramente se n’era andato. Della propria roba, invece, sembrava non mancare nulla, ma avrebbe controllato il contenuto della borsa dopo.
Indugiò ancora un momento sulla soglia, indecisa sul da farsi. Come avrebbe spiegato alla reception tutto quel sangue? Avrebbe dovuto tentare di lavare le lenzuola? Sicuramente, però, anche il materasso si era macchiato… Rossana immaginò la conversazione con il receptionist e si sentì avvampare. Magari sarebbe riuscita a sgattaiolare via senza farsi vedere? In fondo non era ancora l’alba. Cercò di ricordare se il ragazzo avesse pagato al loro arrivo; non voleva certo indianare. C’era anche il rischio che pensassero che in quella stanza si fosse consumato un orribile delitto. Certo, in quella parte di Milano non sarà stato così infrequente… E se avessero chiamato la polizia? I suoi documenti e quelli del ragazzo li avevano registrati, magari avrebbe ricevuto la telefonata di un commissario invecchiato al Giambellino che le chiedeva con voce arrochita da alcool e fumo “dove si trovava ieri notte, signorina?”. Sarebbe stato piuttosto imbarazzante dover raccontare a lui cosa era successo. Ad ogni modo, non poteva lasciare la stanza in quelle condizioni. Decise di entrare nuovamente nella doccia, per lavarsi la parte inferiore del corpo, poi si sarebbe
rivestita. Per fortuna che aveva scelto di indossare pantaloni di pelle, quella sera. Nel frattempo che l’acqua tiepida scioglieva il sangue che si era seccato lungo le sue cosce e tingeva di rosa il piatto doccia, Rossana si chiese se aveva un assorbente di emergenza da qualche parte nella borsa.
Cercava di concentrarsi su quello che avrebbe dovuto fare, pragmaticamente, passo dopo passo, perché non appena iniziava ad immaginarsi la reazione del ragazzo quando si era svegliato, magari per fare pipì, e aveva visto quell’oceano rosso l’imbarazzo le infuocava la punta delle orecchie. Peccato, perché era carino ed era stato anche insospettabilmente gentile. Come si chiamava? David? Dennis? Rossana ripensò con rimpianto al fatto che anche quella sera stava per presentarsi con un nome falso, ma aveva poi deciso all’ultimo momento di essere sincera; fino a quel momento, per lui era stata solo “PrettyVixen”, il nome con cui figurava sulla app. Quell’inaspettato slancio di fiducia aveva colto di sorpresa anche lei. È che quel ragazzo aveva un sorriso davvero dolcissimo. Magari era la volta buona, aveva pensato, la sera della svolta; si era concessa una flebile speranza. E, naturalmente, le si era ritorta contro. Certo che tra tutti i nomi, i suoi genitori avevano dovuto scegliere proprio Rossana? Tutta colpa dei Police e della loro canzone così orecchiabile!Rossana iniziò a canticchiare mentre prendeva il flaconcino omaggio di docciashampoo e si insaponava: «Roxanne, you don’t have to put on the red light, those days are over, you don’t have to sell your body to the night…». La canzone scivolò via dalle sue labbra lasciando spazio ad un sorriso sardonico. Beh, però non era mica sempre male. C’erano state serate sì e serate no; qualche momento di imbarazzo iniziale, a volte genuina curiosità reciproca, raramente qualche sorpresa, ma perlopiù lunghe ore di noia scandita dal cigolio delle molle di materassi da quattro soldi. Di certo era la prima volta che finiva in un bagno di sangue. Uscendo dalla doccia scoppiò in una risata, realizzando a voce alta: «sicuro si ricorderà di me per sempre!». E chissà se sarebbe più riuscito a mangiare quelle caramelle, si chiese, con il loro incarto rosso sangue. Rossana rise, di pancia, rise fin quando non le si riempirono gli occhi di lacrime.