{"id":4725,"date":"2025-09-09T09:11:03","date_gmt":"2025-09-09T09:11:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/?page_id=4725"},"modified":"2025-09-09T09:11:08","modified_gmt":"2025-09-09T09:11:08","slug":"la-collezione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/la-collezione\/","title":{"rendered":"La collezione"},"content":{"rendered":"\n<h1>La collezione<\/h1>\n\n\n\n<h3>Giuseppe Borasi e Marco Gazzoli<\/h3>\n\n\n\n<p>Marta non era mai stata troppo incline alle coccole e al romanticismo. A trentotto anni aveva accumulato abbastanza delusioni da trasformare il suo cuore in un deserto.\u00a0 Ogni relazione era finita nello stesso modo: bugie, tradimenti, promesse sgonfiate dal tempo. L\u2019ultimo uomo, in particolare, le aveva lasciato addosso un disgusto viscerale. La dolcezza recitata, i messaggi notturni, la certezza di non essere mai stata l\u2019unica. Marta aveva giurato a s\u00e9 stessa che non avrebbe pi\u00f9 amato. Non ci avrebbe pi\u00f9 creduto. Fu per questo che, quella sera in albergo, quando accett\u00f2 l\u2019invito di Riccardo, conosciuto poche ore prima a un convegno, lo fece senza alcuna aspettativa. Cercava solo un diversivo, una parentesi qualsiasi. La stanza d\u2019albergo era anonima: un letto disfatto, una lampada tremolante, il silenzio attutito dei corridoi. Sul comodino, stranamente, c\u2019era una biglia rossa. Un piccolo frammento di vetro che non apparteneva a quel luogo, forse dimenticata da qualche precedente piccolo ospite. Marta la not\u00f2, incuriosita, ma non le diede peso. L\u2019amplesso inizi\u00f2 come tanti altri: sudore, ansimi, mani che esploravano senza impegno. A un tratto Riccardo sorrise e sussurr\u00f2. \u201c<em>Stringimi la gola, dai. Ti va di provare? E\u2019 solo un gioco.<\/em>\u201d Marta obbed\u00ec. All\u2019inizio con cautela, poi con pi\u00f9 forza. Sent\u00ec qualcosa spezzarsi dentro di s\u00e9. Rabbia, umiliazione, vecchi dolori che riaffioravano come lame arrugginite. Ogni dito che affondava nella carne era una vendetta contro gli uomini che l\u2019avevano piegata. Riccardo ansimava, gemeva, ma quando la stretta super\u00f2 il limite il suo sguardo mut\u00f2. Le mani cercarono di liberarsi, inutilmente. Marta non si ferm\u00f2. Il tremito del corpo, il respiro che si spegneva, la vita che scivolava via: tutto si consum\u00f2 in pochi secondi. Quando fu finita, Marta torn\u00f2 a guardare\u00a0 il cadavere con distacco. Nessuna paura, nessun rimorso. Solo\u00a0 silenzio. Sul comodino, la biglia. L\u2019aveva fissata mentre le sue mani stringevano sempre pi\u00f9 forte. Sorrise, la prese e se la mise in tasca. Nei giorni successivi, il ricordo di quell\u2019atto la insegu\u00ec con una dolcezza innaturale. Aveva scoperto un potere che non conosceva: la consapevolezza di saper usare l\u2019arte di sedurre, dominare qualcuno e privarlo della vita. Era una sensazione che la faceva sentire onnipotente. La biglia alla fine era finita in un vasetto di vetro che aveva sul mobile in camera da letto; l\u2019aveva lasciata l\u00ec al suo rientro quella fatidica notte. Ogni sera, quando andava a dormire, la guardava riflettere la luce del comodino. A poco a poco era diventato un simbolo, una guida, uno stimolo a perseguire la sua vendetta. Non pass\u00f2 molto prima di avere l\u2019occasione di ripetere l\u2019esperimento. Un avvocato incontrato in un bar, un commercialista conosciuto in palestra, un commesso che aveva sorriso con troppa insistenza, un farmacista che aveva ammiccato da dietro il bancone. Li studiava, li seduceva, li portava in camere anonime. Sempre lo stesso rituale: carezze, parole sussurrate, la richiesta insinuata di lasciarsi stringere. E poi, lentamente, la pressione che diventava morsa. Fino al silenzio. Ogni volta Marta, al rientro a casa, lasciava cadere una nuova biglia rossa nel vaso. Una biglia, un delitto. La collezione cresceva come un giardino di fiori tossici. Come cresceva il piacere che provava a togliere loro la vita. Uccidere la faceva sentire bene, la faceva sentire meno sola. E poi venne il turno di Paolo. Paolo l\u2019architetto. Lo conobbe una mattina, in occasione di un sopralluogo condominiale. Entr\u00f2 in casa sua, prese misure, annot\u00f2 qualcosa sul suo blocco e scatt\u00f2 foto ai soffitti. Marta sorrise tra s\u00e9 e pens\u00f2 \u201c<em>addirittura a domicilio&#8230;il destino \u00e8 gentile con me!<\/em>\u201d. Non si lasci\u00f2 perdere l\u2019occasione e inizi\u00f2 subito a flirtare con Paolo. Lui le faceva i complimenti per la casa: la luminosit\u00e0 degli spazi, la scelta degli arredi, l\u2019equilibrio cromatico degli ambienti e via discorrendo. Lei stava al gioco e inizi\u00f2 a stuzzicare la sua nuova preda. Non ci volle molto per farlo cadere nella rete\u2026 Si diedero un appuntamento da l\u00ec ad un paio di giorni, al bar della Triennale come aveva suggerito lui. Quando Marta arriv\u00f2 vide lo sguardo di Paolo illuminarsi e non pot\u00e9 fare a meno di pensare a quando siano banali e prevedibili gli uomini. Visitarono una mostra e mentre Paolo cercava di spiegarle ci\u00f2 che vedevano esposto, lei volteggiava sul pavimento di marmo in punta di piedi sui suoi tacchi, oppure spostando la gonna quel poco che bastava per scoprire un po&#8217; delle sue bellissime gambe o semplicemente appoggiandosi casualmente a lui sfiorandogli il braccio con il seno. Non le serviva guardare Paolo, sapeva benissimo che era pronto a cadere nella sua trappola; era cotto e stava impazzendo dalla voglia. Verso la fine della mostra Marta gli si avvicin\u00f2 e gli sussurr\u00f2 all\u2019orecchio \u201c<em>Perch\u00e9 non andiamo da me?<\/em>\u201d. Iniziarono a baciarsi nel portone, proseguirono in ascensore e cominciarono a spogliarsi non appena entrati in casa. Marta sapeva bene cosa fare e come farlo. Lo spinse verso la camera e continu\u00f2 a spogliarlo mentre guardava il vaso pieno di biglie rosse. Le mani di Paolo erano ovunque e in un attimo si ritrov\u00f2 nuda. Poi di colpo Paolo si ferm\u00f2 e disse: \u201c<em>Aspetta, ho qualcosa per te!<\/em>\u201d e inizi\u00f2 a frugare nelle tasche dei pantaloni buttati a terra. \u201c<em>Ecco. Trovato!<\/em>\u201d poi si gir\u00f2 verso di lei e con un sorriso dolcissimo le mostr\u00f2 una biglia rossa che teneva tra le dita \u201c<em>Ho visto il tuo vaso l\u2019altro giorno. Mi ricordavo di averla da qualche parte. Questa \u00e8 mia, di quando ero piccolo. Adesso \u00e8 tua.<\/em>\u201d E senza aspettare risposta la mise nel vaso, insieme alle altre. Marta lo abbracci\u00f2 e lo baci\u00f2 con passione. La mattina successiva, al bar sotto casa di Marta, ordinarono un\u2019abbondante colazione; avevano bisogno di energie dopo aver fatto l\u2019amore tutta la notte. Nei mesi successivi Marta e Paolo divennero inseparabili. Le giornate che un tempo erano vuote e fredde si riempirono di gesti semplici: colazioni lente la domenica mattina, passeggiate tra le vetrine dei Navigli, cene improvvisate in cucina con un bicchiere di vino e la musica in sottofondo. Marta si scopriva a ridere di nuovo, a desiderare un futuro, ad accettare quella strana sensazione che forse, dopotutto, era amore. Il vaso di biglie era rimasto sul mobile della camera da letto. Nessuna nuova si era aggiunta. Paolo non gli dava peso, ma Marta ogni tanto lo fissava: non pi\u00f9 come trofeo, bens\u00ec come un ricordo lontano, una vita che non le apparteneva pi\u00f9. Un pomeriggio d\u2019inizio primavera, i due passeggiavano in un parco. I bambini correvano sull\u2019erba, il sole scaldava le panchine, l\u2019aria profumava di gelsomini. A un tratto una biglia rossa rotol\u00f2 fino ai piedi di Marta. Si chin\u00f2 per raccoglierla: la gonna si sollev\u00f2 appena, mostrando la curva delle gambe. Quando alz\u00f2 lo sguardo, incontr\u00f2 gli occhi del padre che si era avvicinato a riprendersela. Per un istante, negli occhi di Marta balen\u00f2 l\u2019antica scintilla: la tentazione di quel gioco perverso, la voglia di cedere al richiamo del potere che un tempo l\u2019aveva divorata. Poi sorrise. Consegn\u00f2 la biglia al padre, augurandogli buona giornata con voce serena. Lui la ringrazi\u00f2 e torn\u00f2 dal figlio, che rideva allegro pi\u00f9 avanti. Paolo, che nel frattempo si era allontanato a comprare due caff\u00e8 da asporto, torn\u00f2 accanto a lei. Marta infil\u00f2 la mano nella sua e si incamminarono insieme lungo il viale alberato. La biglia, rimasta alle spalle, brillava tra le mani di un bambino. Marta non si volt\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collezione Giuseppe Borasi e Marco Gazzoli Marta non era mai stata troppo incline alle coccole e al romanticismo. A trentotto anni aveva accumulato abbastanza delusioni da trasformare il suo cuore in un deserto.\u00a0 Ogni relazione era finita nello stesso modo: bugie, tradimenti, promesse sgonfiate dal tempo. 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