{"id":4744,"date":"2025-09-09T09:41:52","date_gmt":"2025-09-09T09:41:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/?page_id=4744"},"modified":"2025-09-09T09:41:58","modified_gmt":"2025-09-09T09:41:58","slug":"quello-che-una-donna-non-dice","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/quello-che-una-donna-non-dice\/","title":{"rendered":"Quello che una donna non dice"},"content":{"rendered":"\n<h1>Quello che una donna non dice<\/h1>\n\n\n\n<h3>Giuseppe Borasi e Marco Gazzoli<\/h3>\n\n\n\n<p>Dal momento che le restano solo pochi minuti di vita, la signora Eleonora Bonafede e l\u2019appartamento in<br>cui abita meritano una descrizione minuziosa. Partiamo da quest\u2019ultimo: siamo nell\u2019ampio salone di un<br>attico di un palazzo di recente costruzione in via Turati. Un appartamento di quelli moderni, lucidi, senza<br>un vero passato. Vetrate alte corrono lungo le pareti e lasciano entrare la citt\u00e0: il traffico di Piazza della<br>Repubblica, i fari delle auto che si rincorrono come fili di luce bianca e rossa, i rumori che salgono<br>smorzati fino a quell\u2019altezza. Sullo fondo, le torri di Porta Nuova lampeggiano annoiate e il Pirellone si<br>staglia come un gigante scuro. All\u2019interno dell\u2019abitazione la luce \u00e8 bassa, gialla. Le lampade a stelo<br>illuminano appena i divani color panna. In un angolo della sala una colonnina regge una testa virile in<br>bronzo. Sopra una consolle in rovere, un vaso di Lalique con all\u2019interno pochi diafani iris color crema<br>riflette la pallida luce dei fiori in uno specchio dalla cornice intarsiata. Su un tavolino due bicchieri di<br>vino, pieni a met\u00e0, uno segnato da un\u2019impronta di rossetto. Accanto, un posacenere con un mozzicone di<br>sigaretta appena iniziato. Tutto lascia intendere un repentino cambiamento di programmi, una serata<br>interrotta. Anche la zona pranzo reca i segni della stessa fretta: piatti con resti di carne, pane spezzato, un<br>coltello spostato, la tovaglia tirata di lato. Il profumo di arrosto aleggia ancora nell\u2019aria, mescolato a<br>quello del vino rosso. C\u2019era una cena ma subito dopo qualcosa \u00e8 cambiato. La porta della camera da letto<br>\u00e8 socchiusa. Basta guardare dentro, le lenzuola scomposte, i cuscini per terra, la coperta ammucchiata, per<br>capire che \u00e8 stata la scena di un incontro d\u2019amore, di una passione consumata con improvviso ardore.<br>Quella sera Eleonora si era concessa al marito come non succedeva da tanto tempo, quasi con voracit\u00e0,<br>arrivando anche ad un accenno di turpiloquio, era rimasta con le calze e le scarpe con il tacco, anche tra le<br>lenzuola, perch\u00e9 sapeva che a lui piaceva cos\u00ec. Si era spinta a fare cose che di solito non concedeva, tutto<br>soltanto per dargli piacere. L\u2019aria adesso \u00e8 satura di sudore e di alcol, come se i corpi avessero occupato<br>ogni angolo di spazio. Ma sul parquet, accanto al letto, si allarga una macchia scura. Troppo densa, troppo<br>scura per essere vino. E sul materasso, tra le pieghe delle lenzuola, un corpo. L\u2019uomo \u00e8 nudo, il petto<br>scoperto. Non sta dormendo, non pi\u00f9. Dal corridoio arriva un pianto breve, interrotto, come un singhiozzo<br>trattenuto a met\u00e0. In bagno, la donna \u00e8 seduta sul bordo della vasca. Indossa una sottoveste leggera, i<br>capelli scuri incollati al viso bagnato. Nella mano stringe un telefono e lo schermo acceso illumina la<br>stanza. Una chat aperta. Fotografie. Parole che non lasciano via d\u2019uscita. Lei fissa quelle righe senza pi\u00f9<br>leggerle. Sa gi\u00e0 cosa dicono. Dentro di s\u00e9 sapeva, da tanto tempo, forse. C\u2019\u00e8 anche un breve video, che<br>adesso vorrebbe non aver mai visto. Ma quello che le fa veramente ribrezzo, non sono i corpi avvinghiati,<br>i movimenti tra le lenzuola e i gemiti, di suo marito e della sua migliore amica. E\u2019 quando il video \u00e8 stato<br>girato. Lo stesso giorno in cui lei si recava, sola, all\u2019istituto oncologico per un preliminare consulto con<br>uno specialista. E\u2019 quella coincidenza che le ha procurato un irrefrenabile conato di vomito. Adesso il<br>peggio della malattia \u00e8 passato, forse del tutto, ma dai giorni in cui il brutto male si era manifestato, suo<br>marito, dapprima premuroso e presente, era diventato col passare del tempo pi\u00f9 distaccato e infine del<br>tutto assente. Cerca di pensare se vi sia stato un giorno preciso in cui tutto si era guastato. Ma non trova<br>un segnale, un tradimento improvviso, un crollo netto. Piuttosto ricorda i silenzi. Le frasi rimaste in<br>sospeso. Le volte in cui lei avrebbe dovuto dire ma non aveva detto, e le volte che lui preferiva non<br>sentire. I giorni si erano accumulati, uno sull\u2019altro, fino a diventare un muro. Quello che una donna non<br>dice rimane, scava, diventa distanza. Fino a cancellare tutto. Le lacrime scivolano lente adesso. Non c\u2019\u00e8<br>pi\u00f9 rabbia, n\u00e9 ribrezzo, ormai. Solo un\u2019indicibile stanchezza interiore. Il coltello deve essere rimasto da<br>qualche parte in camera, forse a terra, forse tra le lenzuola. Non lo cerca. Non serve pi\u00f9. Dopo qualche<br>minuto si alza. Percorre il corridoio senza asciugarsi gli occhi. Torna in camera e si ferma davanti al<br>corpo. Lo guarda a lungo, quasi volesse riconoscerlo un\u2019ultima volta. L\u2019uomo con cui aveva vissuto,<br>cenato, dormito. Quello che aveva amato e lo stesso che l\u2019aveva tradita. Un corpo ormai freddo. Allunga<br>le mani, afferra il lenzuolo e comincia a trascinarlo. La testa dell\u2019uomo urta contro lo stipite della porta.<br>Un tonfo secco. Lei continua a trascinare quel macabro fagotto da soma con le braccia tese. In salone il<br>silenzio si riempie di quel rumore sordo. Arrivata davanti alle vetrate, si ferma un istante a prendere fiato.<br>Apre con fatica il grande serramento. L\u2019aria della notte entra fresca, portando i suoni della citt\u00e0: un<br>clacson, lo stridio di un tram in lontananza, una sirena che si spegne. Lei ricomincia a tirare. Il corpo<\/p>\n\n\n\n<p>oltrepassa la soglia e scivola sul pavimento del terrazzo. Con uno sforzo enorme, le mani strette alle<br>lenzuola, lo spinge fino al parapetto. Ci impiega molto tempo, fermandosi pi\u00f9 volte, piegata a riprendere<br>fiato. Riesce a sollevarlo e con un ultimo gesto lo spinge oltre. Il cadavere sparisce nel vuoto, inghiottito<br>dal buio. Eleonora rimane qualche secondo immobile, con le mani ancora tese. Guarda la citt\u00e0 sotto di s\u00e9:<br>i lampioni, i fari, le strade bagnate dalla pioggia caduta poco prima. Non piange pi\u00f9. Sale sul parapetto e<br>inspira a fondo. Poi si lascia andare nel vuoto anche lei.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>Il commissario Ettore Schimmenti arriv\u00f2 che erano quasi le tre. La strada era chiusa dalle volanti, i<br>lampeggianti blu rimbalzavano contro i palazzi. Due corpi a terra, coperti da teli bianchi. Il sangue colato<br>verso il tombino, mischiato all\u2019acqua della pioggia. I giornalisti che arrivavano sempre prima della polizia<br>e un gruppetto di curiosi nottambuli dietro le transenne. Voci basse, qualche risata nervosa, per la paura di<br>guardare la morte cos\u00ec da vicino. Sal\u00ec all\u2019attico. L\u2019appartamento lo accolse con un silenzio freddo. Guard\u00f2<br>il tavolo: piatti, pane, bicchieri. Segni di una cena che non aveva avuto tempo di finire. Guard\u00f2 il letto<br>disfatto, segu\u00ec la scia scura sul parquet. Prese un appunto sul taccuino. Si avvicin\u00f2 al terrazzo. Dalle<br>vetrate la citt\u00e0 brillava: le rare auto su viale Monte Santo, i lampioni che riflettevano sull\u2019asfalto bagnato,<br>i grattacieli. Milano avrebbe tirato dritto indifferente, come sempre, nella propria consueta frenesia. Il<br>commissario rimase qualche secondo a guardare gi\u00f9. Sapeva che la scena era gi\u00e0 chiara. Un uomo, una<br>donna, una cena, un tradimento. Un coltello. Il resto era solo qualche fascicolo in pi\u00f9 da mettere agli atti.<br>La gente uccide soltanto per i piccioli o le fimmine, diceva sempre Favuzza, un ispettore giunto da Catania<br>due anni prima e forse non aveva poi cos\u00ec torto.<br>\u00abL\u2019amore,\u00bb disse piano tra s\u00e8, \u00abtalvolta \u00e8 solo un altro modo di farsi del male.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che una donna non dice Giuseppe Borasi e Marco Gazzoli Dal momento che le restano solo pochi minuti di vita, la signora Eleonora Bonafede e l\u2019appartamento incui abita meritano una descrizione minuziosa. Partiamo da quest\u2019ultimo: siamo nell\u2019ampio salone di unattico di un palazzo di recente costruzione in via Turati. 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