{"id":4756,"date":"2025-09-09T10:07:12","date_gmt":"2025-09-09T10:07:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/?page_id=4756"},"modified":"2025-09-09T10:07:24","modified_gmt":"2025-09-09T10:07:24","slug":"riflesso-di-elsa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/riflesso-di-elsa\/","title":{"rendered":"Riflesso di Elsa"},"content":{"rendered":"\n<h1>Riflesso di Elsa<\/h1>\n\n\n\n<h3>Lucia Caruso<\/h3>\n\n\n\n<p>Via Senato sembra dimenticata dalla citt\u00e0. L\u2019asfalto umido riflette luci discrete e nessuno vuole notare la porta di un circolo privato incastonato tra due edifici d\u2019epoca. Non c\u2019\u00e8 insegna, n\u00e9 campanello. Una hostess, in lunghi guanti, accompagna Elsa Brandi senza domande.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno un jazz, lento. Illuminazione ambrata, irreale. Divani bassi, sussurri, abiti costosi. La detective esita un attimo: troppo elegante per fingere, sobria ma seducente. Milani gliel\u2019 ha detto: <em>\u201cBisogna piacere.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al centro del salone una figura si muove con misurata naturalezza. Capelli ramati raccolti, abito lungo dello stesso colore. Ride piano. I clienti sono decorazioni. Lei, Claudia Veneziani, il fulcro.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019investigatrice s\u2019accosta al tavolo. Un calice, non ordinato, l\u2019aspetta. Claudia si avvicina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPrimo incontro?\u00bb Voce morbida.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCominciamo da qui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi entra con uno sguardo. Ma non si usa lo specchio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversato un arco, lungo il corridoio la Brandi si ferma davanti a un quadro: <em>Suite 604<\/em>. Pennellate rame, rosa antico e grigio polvere. Figure accennate. Un corpo femminile, celato fra giochi di ombre. Senza volto. Le curve appena tracciate. Solo una caviglia, chiara, netta. Intorno, un bracciale d\u2019oro, inciso. Lo riconosce, lo indossava Marina Strini scomparsa due mesi prima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl Club non appende ritratti. Dipinge tracce,\u00bb sussurra la donna, proseguendo. L\u2019altra la segue.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso invita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La sala cipria pare sospesa in una tregua del tempo. Tonalit\u00e0 sfumate, riflessi languidi. L\u2019aria sa di fiori e pelle scaldata dal segreto.<\/p>\n\n\n\n<p>Claudia \u00e8 sul divano, gambe accavallate con lentezza teatrale. Il tessuto dell\u2019abito scivola, docile, lungo le cosce: una carezza che sa dove fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQui non si dice. Si suggerisce. Le parole penetrano\u2026 se non le respingi.\u00bb&nbsp; Poi riempie i bicchieri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Gli occhi di Elsa seguono il gesto, sospesi sull\u2019orlo di una soglia invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerco parole che mi aprano.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Veneziani sorride:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00abE io quelle che entrano senza bussare.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La tensione \u00e8 brivido vero, non freddo calcolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQual \u00e8 il suo compito?\u00bb chiede l\u2019infiltrata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFacilitatrice. Porto le persone dove vogliono arrivare.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE se una non volesse?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa si tiene ferma. Finch\u00e9 non scivola.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Claudia offre una fl\u00fbte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon bevo durante il lavoro.\u00bb&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSu cosa lavora?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSulla verit\u00e0 che fa rumore.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioiello sul ripiano brilla. L\u2019inquirente lo sfiora. Un gesto lento, intimo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abRiconosce il simbolo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse. Dipende da chi guarda.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMarina in un modo profondo. E in una seduta speciale. Nella suite 604. Lasciava che le cose accadessero.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnch\u2019io. Ma quando voglio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Claudia le porge un taccuino:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo riempia di s\u00e9.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>E si alza, accarezzandole il ginocchio scoperto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuella stanza \u00e8 fatta per questo. Per scegliere mentre si \u00e8 scelti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne va, con un sorriso. Allusivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta sola, con un calice pieno, un notes e un bracciale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un attimo e la decisione \u00e8 presa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso sceglie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Verso la suite 604, i passi della collaboratrice del vicequestore Milani rimandano un&#8217;eco vellutata.<\/p>\n\n\n\n<p>Apre decisa la porta. Entra. Carta da parati champagne, letto basso al centro, luci nascoste.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul comodino, una scatola. Sulla scrivania, un foglio piegato: \u201cLa verit\u00e0 non parla. Si tocca.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Nella scatola diverse foto: Marina, seduta proprio l\u00ec, sul letto, con il bracciale visibile. Una sagoma maschile alle sue spalle, il viso nascosto da un cuscino opaco: presenza tollerata ma non concessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Elsa fissa lo specchio: sta registrando. Un suono, sottile, filtra dall\u2019interfono nascosto:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVuole giocare? Oppure indagare? In questa stanza \u00e8 lei a decidere, se si fa scegliere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non risponde. La voce svanisce, ma resta sotto la pelle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore lieve. Il click della fotocamera. Spenta o appena attivata? Un avanzare, appena percettibile. Si volta. L\u2019uomo \u00e8 l\u00ec. Camicia chiara, pelle scoperta, nessuna et\u00e0. Il corpo \u00e8 una citazione, non sua. Non gli appartiene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVuole continuare?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019invito le attraversa la nuca. Tace. Lui cammina, piano, verso il letto. Indica la scatola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019ha aperta e ha trovato Marina.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lo osserva. Nessun tratto familiare. Un\u2019 ambiguit\u00e0 disegnata su misura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSuite 604 \u00e8 uno specchio. Entrando, ha accettato di spogliarsi\u2026 delle sue maschere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse le ho archiviate altrove.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sconosciuto sorride, con le labbra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOgni seduta \u00e8 per chi rimane, non per chi accetta.&nbsp; Lei \u00e8 ancora qui. Quando vuole, cominciamo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Brandi \u00e8 senza difese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHa paura di essere registrata?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intonazione \u00e8 suadente, la turba perch\u00e9 \u00e8\u2026 professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo \u00e8 ora un blocco di ghiaccio nella neve.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in piedi, a distanza neutra dall\u2019investigatrice, seduta sul bordo del letto. Ma lo sguardo insegue le pieghe della seta, tra le gambe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Senza parlare, le mostra una scheda con una foto. Firma digitale. Traccia biometrica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon l\u2019ho mai compilata. Ma quella sono io.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Sorride. Freddo. Come prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note di Night Owl, insinuate da Galimatias, sono calde, rassicuranti. Avvolgono e invitano. Attraenti. Seducenti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso inganna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uscio non \u00e8 chiuso. Neppure aperto. La verit\u00e0, spesso, \u00e8 sospesa. Uno spazio fra il s\u00e9 e il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un tratto un rumore. Lei si gira, di scatto. Lui no. Sulla porta, n\u00e9 aperta n\u00e9 chiusa, si staglia una figura. Nota. Volto contratto, tono basso e secco:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBrandi, fuori. Ora.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La sorpresa la inchioda. L\u2019uomo si irrigidisce, contrariato: il gioco che conduceva \u00e8 stato interrotto. Irrimediabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVicequestore,\u00bb lo saluta con rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Milani avanza, con due agenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFilmare qualcuno senza consenso \u00e8 un crimine.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elsa si alza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ha firmato niente,\u00bb aggiunge, indicando la collega.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa ha toccato tutto,\u00bb ribatte l\u2019altro, prima che scattino le manette.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso emerge.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore metallico. La fotocamera disattivata. Luci fredde si accendono.<\/p>\n\n\n\n<p>La 604 adesso \u00e8 una stanza come le altre. La tensione si dissolve. Il crimine no.<\/p>\n\n\n\n<p>Brandi si avvicina al capo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ero pronta. Ma so cosa cercano.\u00bb &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano annuisce. Non gli interessa il bracciale. Osserva il cuscino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl desiderio non \u00e8 peccato. Innescarlo male, s\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso pesa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In via Fatebenefratelli tutto cambia. Ufficio pulito, non finto. Presenza carezzevole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvevi superato il limite.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuale? Quello dove si smette di osservare e si inizia a sentire?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Milani non replica. Scorre il file nel computer.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa documentazione era incompleta. Le firme contraffatte. Le immagini archiviate in spazi non registrati. Lo sai gi\u00e0.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La collaboratrice lo guarda.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon hai interrotto la seduta per il protocollo. L\u2019hai fatto per me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon voglio perderti cos\u00ec.\u00bb E aggiunge:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMarina \u00e8 stata sedotta, registrata, eliminata. E tu hai visto troppo, e sei stata al gioco.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer questo mi volevi dentro, vero? Sapevi che non avrei solo raccolto indizi. Li avrei vissuti.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio taglia la stanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDobbiamo decidere come procedere\u00bb le dice, mentre lei si tocca il polso. Il bracciale non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ma la pelle ne ricorda il peso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl covo \u00e8 stato chiuso, Elsina. Chi gh\u2019ha vist, gh\u2019ha cap\u00ec.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. L\u2019indagine era sui desideri, non sulle vittime.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDai, mettiamoci al lavoro\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La detective apre il suo PC. Nella schermata iniziale, una linea bianca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBentornata, Elsa.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il riflesso resta.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflesso di Elsa Lucia Caruso Via Senato sembra dimenticata dalla citt\u00e0. L\u2019asfalto umido riflette luci discrete e nessuno vuole notare la porta di un circolo privato incastonato tra due edifici d\u2019epoca. 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