{"id":4774,"date":"2025-09-09T10:44:23","date_gmt":"2025-09-09T10:44:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/?page_id=4774"},"modified":"2025-09-09T10:44:31","modified_gmt":"2025-09-09T10:44:31","slug":"binario-morto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/binario-morto\/","title":{"rendered":"Binario &#8220;morto&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h1>Binario &#8220;morto&#8221;<\/h1>\n\n\n\n<h3>Ireneo Gerolomino<\/h3>\n\n\n\n<p>Negli anni settanta a Milano esistevano ancora gli scali merci ferroviari, in questi impianti si lavorava anche di notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sembrava una notte come tante ma non fu cos\u00ec per uno dei ferrovieri dello scalo merci di Milano Farini. Due fari squarciarono il buio di un\u2019uggiosa serata invernale, una Simca mille imbocc\u00f2 il piccolo viale di Piazzale Lugano e and\u00f2 a fermarsi davanti all\u2019ufficio del capostazione. Il motore cess\u00f2 di sbuffare, i fari si spensero e una portiera si apr\u00ec cigolando. Una goffa figura si stagli\u00f2 sotto la fioca luce di un lampione, era l\u2019assistente capo Leone Brambilla.<\/p>\n\n\n\n<p>Leone, il cui nome era un ossimoro con la sua totale mancanza di coraggio, aveva trascorso tutta la sua esistenza di ferroviere in quell\u2019enorme scalo merci. Era stato assunto come manovale e dopo parecchi anni di anzianit\u00e0 promosso assistente. Infine era giunta, sempre per anzianit\u00e0, la promozione tanto agognata ad assistente capo. La sua gioia non era tanto per il modesto aumento di stipendio ma per quella parolina magica \u201ccapo\u201d. In ferrovia questa parola significa poco o niente in quanto sta come prefisso davanti a quasi ogni qualifica (capo stazione, capo gestione, capo tecnico, capo tronco, capo manovra ecc.), ma nella comune accezione del mondo esterno la parola capo identifica una persona che detiene un potere e lo esercita tramite il comando. Leone giocava proprio su questo equivoco per darsi delle arie quando con amici e parenti parlava della sua qualifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un tipo metodico, ogni sua operazione si ripeteva sempre allo stesso modo come quando consumava la sua cena in ufficio. Apparecchiava la scrivania usando come tovaglia due moduli di servizio poi tirava fuori dalla borsa la bottiglia di barbera, la schiscetta, le posate, il bicchiere e per finire la solita mela al giorno che toglie il medico di torno.<\/p>\n\n\n\n<p>Amava il suo lavoro in tutte le sue sfaccettature tranne una, la spunta notturna dei treni. Il motivo era la paura di aggirarsi di notte in quell\u2019immenso scalo merci che oltretutto confinava con il cimitero Monumentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva provato pi\u00f9 volte a farsi coraggio ma poi si era rassegnato, aveva per\u00f2 trovato un escamotage per ovviare a questo inconveniente. Si faceva trovare davanti al distributore automatico del caff\u00e8 alle 22,30 proprio nel momento in cui montava l\u2019agente Polfer di turno. Lo salutava calorosamente, gli offriva il caff\u00e8 e poi la buttava l\u00ec: \u00abPerch\u00e9 non andiamo insieme a fare la spunta dei treni?\u00bb. Il polferino accettava sempre di buon grado in quanto un giro di perlustrazione rientrava comunque nelle sue mansioni e farlo in compagnia era meno noioso che farlo da solo. Alla fine entrambi erano soddisfatti, ognuno aveva il proprio tornaconto ma chi godeva di pi\u00f9 era Leone che al costo di un caff\u00e8 si assicurava la scorta armata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver chiuso a chiave la macchina si accese una sigaretta e si avvi\u00f2 verso l\u2019ufficio del capostazione. Il povero Leone non poteva nemmeno lontanamente immaginare la nottata da incubo che il destino gli avesse riservato. Entr\u00f2 e salut\u00f2 i presenti con un buona sera collettivo poi si spost\u00f2 nel suo ufficio per ricevere le consegne dal collega smontante. Ascoltava distrattamente la stessa tiritera sentita da anni quando improvvisamente si fece cupo in volto. Aveva appena udito la seguente consegna: \u00abCon il treno 54651 \u00e8 arrivato il carro numero 21 83 2456472\/9 contenente una salma diretta a Palermo, il materiale \u00e8 in sosta sul 15\u00b0 binario (proprio quello confinante col cimitero) ciao e buon lavoro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBuon lavoro un corno!\u00bb esclam\u00f2 davanti alla macchinetta del caff\u00e8 mentre aspettava l\u2019agente della Polfer che tra l\u2019altro era in ritardo. Fu assalito dall\u2019angoscia quando il ritardo si fece molto pi\u00f9 consistente e decise di telefonare in caserma per chiedere informazioni. Quasi non credeva alle sue orecchie quando il piantone gli rispose: \u00abStasera non verr\u00e0 nessuno allo scalo, tutti gli agenti sono stati mobilitati alla stazione centrale per una retata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva fare a meno della scorta proprio quella sera che c\u2019era di mezzo un cadavere. Il treno era piazzato da un pezzo e non poteva pi\u00f9 indugiare. A malincuore prese il taccuino e con un mesto: \u00abAllora io vado eh!\u00bb indirizzato al dirigente movimento si avvi\u00f2. Pensieroso com\u2019era non sent\u00ec nemmeno il capo stazione rispondere: \u00abEra ora!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scalo merci gli apparve in tutta la sua immensa solitudine. Si alz\u00f2 il bavero e si avvi\u00f2 con passo traballante verso il treno della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 la spunta dal vagone di coda annotando sul taccuino i numeri dei carri con i relativi pesi. Di tanto in tanto per\u00f2 non poteva fare a meno di pensare alla salma: \u201cSar\u00e0 un uomo o una donna? Quanti anni avr\u00e0? Sicuramente \u00e8 un meridionale che sta tornando al suo paese per la sepoltura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi pensieri fino ad un certo momento ebbero una certa logica ma col passare dei minuti e l\u2019aumentare della paura deragliarono (giusto per essere in tema). Incominci\u00f2 a chiedersi: \u00abE se non fosse morto? E se resuscitasse proprio questa notte?\u00bb. Con queste farneticazioni si stava avvicinando al \u201c<em>carro funebre<\/em>\u201d. Guard\u00f2 l\u2019orologio era quasi mezzanotte, il verso lugubre di una civetta appollaiata su un cipresso del cimitero lo fece sobbalzare, contemporaneamente una nuvola nera copr\u00ec la pallida luna rendendo lo scenario ancora pi\u00f9 tetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Con passo sempre pi\u00f9 traballante si fece due volte il segno della croce, solo tre carri lo separavano dal luogo del terrore \u2026 due carri \u2026 uno \u2026 eccolo. La sua scrittura non era mai stata delle migliori ma ora a causa del tremolio della mano non si capiva se scrivesse numeri o geroglifici. In lontananza, oltre il ponte delle Ghisolfa, il campanile della chiesetta Santo Spirito cominci\u00f2 a battere i rintocchi dell\u2019ora. Era mezzanotte, l\u2019ora in cui nei film dell\u2019orrore succede sempre la cosa pi\u00f9 raccapricciante. Stava scrivendo la quinta cifra del numero quando gli sembr\u00f2 che il portello del carro cominciasse a scorrere. \u201cNoo!\u201d pens\u00f2 \u201cnon pu\u00f2 essere vero! E\u2019 solo frutto della mia immaginazione!\u201d, la porta continuava ad aprirsi emettendo un sinistro cigolio. Era pietrificato voleva gridare ma l\u2019urlo gli si smorz\u00f2 in gola, il portellone si spalanc\u00f2 e sulla soglia apparve una figura cupamente ammantata. Il capo e il volto celati da un mantello nero, gli occhi rossi come tizzoni lo fissavano e l\u2019indice di una mano adunca era puntato verso di lui. Finalmente riusc\u00ec a sbloccarsi e con uno scatto da centometrista si fiond\u00f2 senza mai voltarsi verso l\u2019ufficio del capo stazione in cui si catapult\u00f2 gridando: \u00ab\u00c8 vivo! E\u2019 ancora vivo! E\u2019 resuscitato!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci volle un bel po\u2019 di tempo e qualche grappino per fargli capire che l\u2019orrenda visione altri non era che la vedova del defunto a cui le Ferrovie dello Stato avevano concesso il permesso di viaggiare nello stesso vagone.<\/p>\n\n\n\n<p>La vecchietta vestita a lutto dalla testa ai piedi secondo l\u2019usanza del suo paese e con gli occhi arrossati per il pianto, avendo udito dei passi, si era affacciata per chiedere notizie sulla partenza del treno ma non aveva fatto neanche in tempo a dire: \u00abScusi \u2026\u00bb che Leone aveva gi\u00e0 lasciato da un pezzo i blocchi di partenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Binario &#8220;morto&#8221; Ireneo Gerolomino Negli anni settanta a Milano esistevano ancora gli scali merci ferroviari, in questi impianti si lavorava anche di notte. Quella sembrava una notte come tante ma non fu cos\u00ec per uno dei ferrovieri dello scalo merci di Milano Farini. 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