{"id":3832,"date":"2022-10-11T08:36:48","date_gmt":"2022-10-11T08:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/?p=3832"},"modified":"2022-10-11T08:36:51","modified_gmt":"2022-10-11T08:36:51","slug":"torce-rosse-di-giannoccaro-su-libroguerriero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.excogita.it\/casa_editrice\/torce-rosse-di-giannoccaro-su-libroguerriero\/","title":{"rendered":"&#8220;Torce rosse&#8221; di Giannoccaro su LibroGuerriero"},"content":{"rendered":"\n<h4>Recensione di Daniele Maria Pegorari<\/h4>\n\n\n\n<p>A quasi dieci anni da <em>Certe volte la nebbia<\/em>, Francesco Giannoccaro torna al romanzo con un giallo intrigante che concede tutto quello che deve al meccanismo dell\u2019inchiesta e al tumulto dell\u2019azione. Ma il poliziesco, come gi\u00e0 la memoria generazionale in quell\u2019altro romanzo del 2012, non \u00e8 che l\u2019abito scelto per rivestire un corpo mai sepolto da questo scrittore: il terrorismo, lo sciagurato scivolamento degli ideali di uguaglianza nel partito armato, con la conseguente devastazione di un\u2019intera generazione. Si pu\u00f2 allora comprendere che <em>Torce rosse<\/em> sia stato scelto dall\u2019editrice Luciana Bianciardi, figlia di quel Luciano che soprattutto con <em>La vita agra<\/em> (1962) aveva saputo descrivere gli umori e le tensioni operaie che scorrevano sotto il boom economico, conducendo dritti agli \u201canni di piombo\u201d. Il romanzo di Giannoccaro, infatti, pur ambientato nei tardi anni Novanta, porta il protagonista, il commissario Enzo Cardone, a interrogarsi sul proprio passato, quello che lo aveva visto dirigente di polizia a Torino, nel cuore della violenza contro gli apparati dello Stato e l\u2019economia capitalistica. Cos\u00ec l\u2019inchiesta riguarda non solo il presente, ma anche i fantasmi di una storia mai pacificata che ha toccato Cardone nei suoi affetti pi\u00f9 profondi. Questi non ha mai i caratteri del poliziotto duro e irreprensibile: la sua storia, semmai, \u00e8 costellata di inciampi, sensi di colpa, scelte non convenzionali e sconfitte, prima fra tutte quella di attendere la pensione in una modesta stazione di polizia postale, dopo essere stato per anni in prima linea con la squadra mobile. A fargli da cornice, poi, \u00e8 un nutrito gruppo di personaggi molto plausibili, anche loro schegge di un\u2019epica impossibile, tutori della legge ridotti a maschere della commedia dell\u2019arte e tuttavia capaci di sostenere Cardone nella chiusura dei suoi conti: l\u2019ispettore Pierino Mogavero con i suoi quotidiani resoconti, l\u2019agente Puffo abile nei controlli informatici, Saro Nuzzolese sempre indeciso fra la sorte del pistolero e quella dell\u2019imboscato, e poi, fuori dal distretto, il vecchio \u00abamico-medico\u00bb Giovanni dall\u2019umorismo discutibile e i manovali albanesi Aimir e Dashan, nelle vesti impreviste di &#8220;agenti sotto copertura&#8221;.<br>Eppure proprio nel cuore di questa periferia geografica e umana uno strano destino ha scelto di far riannodare i fili della storia nazionale: il fatale incidente automobilistico di Lucrezia (moglie di Cardone), la sparizione di Marina Bernardo (figlia del proprietario di una concessionaria d\u2019auto), una serie di rapine dalle modalit\u00e0 spettacolari, una gambizzazione, due omicidi e persino uno spettacolo teatrale di beneficienza si intrecciano non senza sorprendenti colpi di scena che il lettore avr\u00e0 il piacere di scoprire da s\u00e9.<br>Ma all\u2019azione poliziesca si accompagna un sottile simbolismo in cui si esprime meglio l\u2019altra vena di Giannoccaro, quella del poeta, che contrappone ai minacciosi murales apparsi sull\u2019edificio del commissariato \u2013 le torce rosse che danno il titolo al giallo \u2013 e alla misteriosa vernice bianca e granulosa, usata dai malviventi per le loro auto, ben altri colori: quelli a pastello con cui Cardone segretamente riempie i fogli color avorio, custoditi con cura nel cassetto della scrivania ed estratti nelle pause concesse dalla noiosa routine. Si tratta certo di una sublimazione del desiderio di fuga, ma non dalla realt\u00e0 della sua vocazione di investigatore, verso un\u2019improbabile vita alternativa: egli, infatti, ignora \u00abil cielo\u00bb, preferendo ritrarre le \u00abscarne presenze sui marciapiedi\u00bb, ovvero quei segni delle vicissitudini umane che un buon poliziotto deve sempre saper leggere. La \u00abreclusione\u00bb da cui il commissario evader\u00e0 alla fine \u00e8 di altro genere e riguarda i fantasmi del passato, riaffiorati inaspettatamente fra \u00abi residui delle mareggiate\u00bb e i \u00abresti\u00bb della stagione balneare: \u00absoltanto detriti, pur sempre spoglie di qualcosa che era stato\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recensione di Daniele Maria Pegorari A quasi dieci anni da Certe volte la nebbia, Francesco Giannoccaro torna al romanzo con un giallo intrigante che concede tutto quello che deve al meccanismo dell\u2019inchiesta e al tumulto dell\u2019azione. 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